Recensioni / La rinascita degli atlanti: dodici titoli da non perdere, tra mappe e bandiere

L’impulso a disegnare mappe e carte geografiche è un istinto umano fondamentale e immortale. Del resto le carte non servono solo per andare da un luogo A a un luogo B, servono per trovare il nostro posto nel mondo. Fin dall’infanzia ognuno di noi si relaziona con lo spazio, elaborando mappe cognitive – dicono gli psicologi – del proprio ambiente. Così, paradossalmente, unendo tutte queste mappe ognuno potrebbe creare il proprio atlante personale, per disegnare una geografia della propria vita.
Mappe, atlanti e geografia sono tornate di moda, o forse lo sono sempre state. Fatto è che da qualche anno sugli scaffali è un fiorire di atlanti che vanno bel oltre la mera “sintesi grafica del sapere sul mondo”. Ci sono atlanti di isole sognate e atlanti di isole remote, atlanti letterari, atlanti di micronazioni e atlanti di nazioni che non esistono, ma ci sono anche atlanti tradizionali che danno quel piacere sottile, antico, di passare il dito su una mappa e costruire palmo a palmo la propria geografia, sognando la prossima partenza.

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7) Atlante delle micronazioni di Graziano Graziani, Quodlibet, pag. 374, 16,50 euro
Non bisogna essere Woody Allen per inventarsi uno Stato e dichiararsi re o imperatore. Il mondo pullula di micronazioni nate dal mattino alla sera, luoghi a metà strada tra la fantasia e la rivendicazione politica. In Atlante delle micronazioni, Graziano Graziani racconta le storie vere e spesso surreali di quelle nazioni che nessun governo al mondo riconosce. Ma che cosa è una micronazione? Non esiste una regola, perché ognuno fa come gli pare, ma ci sono degli elementi costitutivi che sono messi in campo soprattutto da chi cerca di fare una tassonomia.
Così, per esempio, la differenza che passa tra Christiania a Copenhagen e un’altra comunità hippie è la volontà di amministrare per sé il proprio territorio. Ovvero concepire un poco se stessi come un altrove. Forse basta questo: un dentro/fuori in opposizione con un altro. Poi, certo, ci sono gli altri elementi classici dello Stato Nazione ottocentesco: la bandiera, la moneta, alle volte il francobollo e il passaporto. Cose che non servono a nulla perché non riconosciute da nessuno, ma danno identità e costruiscono una storia. Di fondo c’è una voglia di indipendenza che è sempre presente nell’uomo, solo che ognuno la declina come gli pare.