Recensioni / La morte del cinema e il Malerba ritrovato

Con un racconto pubblicato per la prima volta il 2 aprile 1964 sul «Giornale d'Italia» e intitolato ll palinsesto, Luigi Malerba ebbe la visione di un futuro molto remoto in cui due personaggi (due professori) si affannavano per capire cosa fossero quelle strane cattedrali dove gli uomini del passato si riunivano guardando scorrere sullo schermo immagini di altri umani di cui si vedeva ora il corpo intero, ora la sola testa che però continuava a muoversi e a parlare. Qualche anno dopo il racconto ricomparve sul «Gazzettino di Venezia» col titolo Il mistero del cinema. In realtà non abbiamo aspettato un millennio per veder sparire le grandi sale cinematografiche, sulle quali si interrogavano i due personaggi di Malerba, Selm e Kap. Si trattava forse di una religione di cui si erano perduti i rituali? A dieci anni dalla scomparsa dello scrittore, Mondadori pubblica in un Oscar intitolato Sull'orlo del cratere, con una documentatissima introduzione di Gino Ruozzi, una raccolta di racconti sparsi, che già l'autore meditava di mettere insieme. E in diversi di quei racconti ritorna il mondo del cinema che Malerba frequentò molto come sceneggiatore fin dagli anni Cinquanta, quando da Parma si trasferì a Roma. È un Malerba giovanissimo a sorprendere Zavattini col quale collabora alla realizzazione di II cappotto di Lattuada, tratto da Gogol', ma trasferito nelle nebbie di Pavia. Malerba suggerisce infatti la gag di Rascel, nel film l'impiegato Carmine de Carmine, che si scalda le mani grazie al fiato caldo che un cavallo sbuffa dalle narici. Era, come scrisse poi lo stesso Malerba, un'idea più zavattiniana di Zavattini. A metà degli anni Cinquanta Malerba, che aveva anche diretto un film "medievale", Donne e soldati, antenato, disse Monicelli, dell'Armata Brancaleone, pubblicò su «Cinema Nuovo» in diverse puntate le lettere di una bella e molto poco ingenua ragazza venuta a Roma dalla provincia per tentare la strada del cinema. Ottavia, questo il nome del personaggio, scrive al fidanzato Filippo rimasto a casa e narra le proprie avventure e disavventure tra registi e produttori. Nella quarta lettera dice ad un certo punto: «Nel pomeriggio ho comprato un paio di slip "pantera"e sono andata come niente fosse a fare un tuffo nella Fontana di Trevi. Dovevi vedere quanta gente si era ammucchiata...». Forse Fellini prese da lì l'idea del bagno nella Fontana di Trevi della Ekberg nella Dolce vita girata pochi anni dopo. Poi Ottavia si butta anche nel Tevere per fingere un suicidio e fare notizia... Malerba ripubblicò nel 2004 Le lettere di Ottavia in un libretto che Rosellina Archinto ristampa proprio in questi giorni. Nella prefazione, oltre a ricordare i fasti del nostro cinema e le glorie di Cinecittà, lo scrittore denuncia le manovre democristiane - e di Andreotti in particolare - per ostacolare autori e registi non graditi. Malerba stesso dovette lasciare a mezzo la Storia della Colonna Infame che stava preparando per la Titanus.
Ma torniamo al Palinsesto. Che cosa vedono i due studiosi scorrere sullo schermo? Niente meno che una gag di Charlot. Lì per li sono molto imbarazzati perché sentono il bisogno di ridere.«Selm e Kap fissarono lo sguardo sullo schermo che si illuminò improvvisamente sull'immagine tremolante di un uomo in bombetta che camminava a zig-zag per una strada di città..."Scusi" disse Selm con leggero imbarazzo, "lei non prova una leggera sensazione come se qualcuno le facesse il solletico?"». Devono poi ammettere che è l'immagine dell'uomo che bar colla (cioè Charlot) a suscitare il riso.
Gian Piero Brunetta chiese a Malerba il permesso di riprodurre Il palinsesto nel suo Buio in sala (1989) che è un viaggio appassionato attraverso la storia del cinema. Scrisse più tardi Brunetta: «Mi aveva molto colpito e affascinato questo racconto in cui Malerba spostandosi in avanti nel tempo aveva saputo celebrare così bene la civiltà dell'uomo cinematografico». Tra i racconti raccolti in Sull'orlo del cratere ce ne sono altri che celebrano il mondo del cinema come Cinecittà e dintorni o Quelli del cinema. In quest'ultimo agiscono due giganti, Bomba e Brandin, che si sono presentati alla selezione di aspiranti Maciste, ma non avendo pratica dei luoghi sono rimasti tutto il giorno al bar chiacchierando in un comico italiano di grado zero, pieno di strafalcioni. In effetti la comicità è al centro della ricerca narrativa dello scrittore e proprio in questi giorni esce da Quodlibet un libro inedito di Malerba: Strategie del comico. Lo potremmo definire anche una fenomenologia del comico, visto che in brevi flash Malerba cerca di schedare i vari tipi di comicità che incontra nelle sue riflessioni e nelle sue letture; annunciando quasi subito che il comico resta indefinibile tanto è vero che non ne esiste una teoria generale. Anzi molti affrontando il tema del comico non ne hanno cavato granché, e il più confuso di tutti è stato Hegel.
Basta scorrere i titoli dei vari capitoletti per capire la ricchezza del libro: Arguzia truffaldina, Il comico idiota, Riso inopportuno, Risata omerica, L'ombrello è un oggetto comico?, Effetto nonsense... C'è anche un capitoletto dedicato a Chaplin e in particolare alla Febbre dell'oro. Charlot, ormai diventato ricco, si dimentica di esserlo e raccoglie un sigaro da terra come quando era un vagabondo... Lo spettatore ride come i due studiosi del Palinsesto. Non erano belle le perdute cattedrali del cinema? Non sempre il futuro va nella direzione migliore.