Recensioni / Come costruire una micronazione Lezioni di Costituzione con Graziani

Il teatro fuori dal teatro diventa questa volta qualcosa di più: un progetto per raccontare su cosa getta le fondamenta lo Stato italiano, la Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo e un intervento nelle scuole di due scuole superiori di Monza, il liceo Porta e il Mosè Bianchi. Lì ha fatto tappa Graziano Graziani, che da lunedì 19 a venerdì 23 marzo ha accompagnato quattro classi di studenti in un percorso lungo i principi della carta costituzionale italiana, a partire dalle analisi portate in stampa da Quodlibet nel libro Atlante delle micronazioni.
Cos'è una micronazione? È «un'entità creata da una persona, o da un piccolo numero di persone, che pretende di essere considerata come una nazione o stato indipendente, ma che tuttavia non è riconosciuta dai governi o dai maggiori organismi internazionali». Ma soprattutto le micronazioni sono delle metafore, perché attraverso le loro storie surreali e paradossali si può parlare di argomenti seri ed attuali come i concetti di "cittadinanza", "confine", "identità nazionale", spiega il Binario 7 di Monza, che ha accompagnato il progetto in un laboratorio "strutturato in due parti, una teorica e una pratica: durante l'incontro teorico i ragazzi hanno discusso di utopia, costituzioni e linguaggio della legge attraverso la lettura di articoli di vere costituzioni e di leggi, editti e costituzioni delle micronazioni" scrive il Binario 7.
Poi, «durante l'incontro pratico», si è invece chiesto ai ragazzi «di scrivere la propria costituzione agendo come se fossero i membri di una assemblea costituente. I ragazzi sono stati chiamati a proporre degli articoli che poi sono stati discussi dall'intero gruppo, prima di essere inseriti nella carta costituzionale. Si è quindi immaginata la nascita di una nazione immaginaria, proclamata all'interno della classe. E si è proseguito redigendo la carta costituzionale di quella nazione» proprio mentre il Paese fa i conti con la già proclamata Terza Repubblica uscita dal voto del 4 marzo che dovrebbe avere aperto una nuova pagina dello Stato dopo quello nato all'indomani della guerra di Liberazione e dopo la svolta della nazione nata in seguito alle grandi pulizie di Mani pulite negli anni Novanta. «Successivamente le carte costituzionali scaturite dai vari laboratori saranno raccolte in un corpus unico che Graziani sta raccogliendo in tutti i laboratori da Nord a Sud lungo tutta l'Italia»: «Il progetto è concepito per dislocarsi lungo tutto il territorio italiano, cercando di coinvolgere gruppi e classi il più possibile disomogenee tra loro per collocazione territoriale ed estrazione sociale - scrive Graziani (nato a Roma, collaboratore di Farenheit e Rai 5) -. A progetto concluso, si ipotizza la raccolta delle costituzioni in un corpus unico che le metta a confronto».
Le domande di partenza: che lingua usiamo quando scriviamo le leggi? Che cosa ci racconta del mondo che viviamo una legge formulata con un linguaggio incomprensibile? E quando invece la lingua è evocativa e leggibile che idea abbiamo della società che siamo o che vorremmo essere?
«Non sono un esperto di giurisprudenza, né un costituzionalista, ma mi sono ritrovato a parlare di leggi e costituzioni a causa di un libro che ho scritto. Dal reale tentativo di secessione alla protesta politica dove l'indipendenza è un obiettivo velleitario, fino al progetto artistico o all'azione goliardica. Insomma, non necessariamente un discorso serio, dal punto di vista giuridico e delle relazioni internazionali. Ma serie o non serie, queste storie sono tutte delle divertenti epopee di fondazione».