Recensioni / La super moda del Superstudio

«La moda è architettura: è una questione di proporzioni», diceva Coco Chanel, e Cristiano Toraldo di Francia l'ha presa in parola fin dai suoi esordi nell'architettura radicale fiorentina. Fondatore del Superstudio, gruppo apripista delle neoavanguardie architettoniche, specializzato in contaminazioni (che non si chiamavano ancora così) tra ironie utopiche e distopiche (le città ingabbiate e ingegnerizzate del Movimento Continuo) e mondo industriale del boom che nel frattempo scopriva la plastica. (E lì, divani Poltronova e Istogrammi, famiglia anzi «atlante di oggetti neutri privi di funzione e ricoperti di una superficie quadrettata» che è poi il laminato bianco e nero a effetto piastrella che si ritrovava sui top di cucina, poi bestseller "classico" del catalogo Zanotta).
Toraldo ha condiviso più di altri l'interesse per il design applicato alla moda, così come fecero gli Archizoom, autori di buffe calze pelose e vestiti disfunzionali e unisex che contestavano il sistema della moda e il sessismo #metoo già prima del '68. Fin da giovanissimo l'architetto fiorentino ha osservato criticamente e ironicamente il mondo della moda cominciando da fotografo per «Vogue», dove conobbe Ugo Mulas, allora fra i collaboratori della rivista milanese, e poi più da vicino a Filottrano, piccola capitale nazionale della moda uomo grazie alle decine di aziende specializzate – terziste o in proprio come la Nardini – che si concentrano nel paesino marchigiano dove Toraldo si è trasferito da circa trent'anni. Ora ha inaugurato finalmente a Pesaro, nei locali della ex pescheria (l'unico museo dedicato alle arti contemporanee attivo nella regione marche) una mostra antologica che raccoglie tutte le ricerche più recenti sulla moda di Toraldo, con un occhio anche a quelle più antiche: Ri-vestire, ricerche sulla moda tra riciclo, sostenibilità e identità. Una galleria di vestiti sperimentali, abiti costruiti con scarti di produzione, abiti rifugio, abiti ispirati a romanzi, tutti frutto del lavoro coordinato dei suoi studenti di fashion design che a giudicare dalle foto sembrano essersi divertiti anche parecchio, visto l'effetto carnavalesco di tanti abiti ricostruiti e reinventati secondo le nuove esigenze ambientali ormai universali e obbligatorie. Insomma una piccola miniera di spunti e idee non convenzionali per il mondo della moda, che per sua natura è sempre alla ricerca di idee nuove che uccidono quelle precedenti («Moda, madama morte, madama morte!», recitava del resto Giacomo Leopardi a chilometri zero nel distretto marchigiano).