Recensioni / Andrea Fogli. L'angelo della storia

[...] Per la Chiesa del Carmine, Fogli ha ideato appositamente un’installazione che ricompone in maniera speciale il ciclo delle 59 teste in terracotta, esposte per la prima volta a Roma il 25 aprile del 2016 nel Museo della via Ostiense a Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza al nazi-fascismo. Insieme alle teste di terracotta, di fortissimo impatto emozionale, l’artista espone nella chiesa ormai aperta all'arte contemporanea, 9 disegni del ciclo di 59 volti realizzati in polvere di grafite nel 2017, mai fino ad ora esposti, e un piccolo libro con frammenti di diario che come un “rosario dei volti” proporrà al visitatore ulteriori spunti di riflessione.
«Si tratta - spiega l’artista - di un lavoro nato dalla necessità di mettere al centro l’uomo, la condizione umana nella sua realtà attraverso un procedimento di empatia ed immedesimazione capace di opporsi alla distanza e all’indifferenza che contraddistinguono sempre più non solo l’arte contemporanea, ma le società occidentali e i nostri comportamenti quotidiani». Il ciclo delle 59 teste in terracotta, collocato tutto su di un unico grande tavolo di fronte all’altare, nella chiesa avvolta nella penombra, si presenta con forza e chiarezza davanti ai nostri occhi come l’emblema di tutti quegli esseri umani che sono stati perseguitati per motivi razziali o politici, o semplicemente dimenticati a causa della nostra indifferenza «sotto il tappeto della Storia e del Progresso: da Auschwitz a Lampedusa, dal Sud America all’Africa e al Medio Oriente». L’intento di Fogli è quello di «trarre dall’oblio ciò che la Storia cancella, perseguita ed umilia, ridando un volto a coloro a cui e? stato sottratto, a volte in maniera più subdola del primitivo rito della decapitazione, che tra l’altro non cessa di essere perpetrato».
Completa il percorso, mediante il quale l’artista cerca di «risvegliare nel visitatore empatia e immedesimazione», un polittico composto da 9 volti disegnati con la polvere di grafite collocato a mo’ di pala d’altare in una cappella laterale, e un piccolo libro, collocato come un “messale” su un banco da chiesa, in cui l’artista interroga ad uno ad uno i 59 volti di «questi esseri sconosciuti e senza nome accorsi nel mio studio, in un sincronico atto, o patto, di reciproco soccorso» e a cui rivolge una domanda che ci accompagna dall’inizio dei tempi: «Chi sei? Chi sono? Chi siamo?».
Grazie ad una installazione che dialoga mimeticamente con gli elementi e gli spazi della chiesa, così come per l’utilizzo del numero 59 che riecheggia i grani del Rosario mariano, l’esposizione si presenta inoltre come uno stimolante dialogo tra arte e religiosità, libero da schemi confessionali e ortodossi, e quindi capace di parlare ad ognuno di noi.
La mostra si inaugura in contemporanea con la pubblicazione di un libro, Diario della polvere e dell’argilla, edito da Quodlibet e introdotto dal filosofo Giorgio Agamben, in cui l’artista ha raccolto le 59 teste in terracotta con i brani del diario scritti “a margine” ad ogni scultura, e alcuni dei 59 disegni in polvere di grafite accompagnati da frammenti scritti dal 1980 ad oggi in cui ha annotato i suoi pensieri sul volto, l’immagine, la polvere e l’evanescenza.