Recensioni / Libri: La fine del mondo sembra non sia arrivata

Nato nel 1957 a Praga, Patrik Ouredník si è stabilito in Francia nel 1984, lavorando come traduttore. Con il protagonista di La fine del mondo sembra non sia arrivata condivide la provenienza, il nome, la professione e l'età. Il libro si presenta come romanzo, ma ha una trama piuttosto esile, che ruota intorno a Gaspard Boisvert, amico di Patrik. Anche lui traduttore, Boisvert ha avuto un breve periodo di gloria negli Stati Uniti come «consigliere del presidente più sciocco nella storia del paese». Il favore di cui gode il «piccolo francese», quasi un giullare del re, infastidisce l'entourage del presidente. È presto calunniato e disonorato. L'amico ne ricostruisce la traiettoria frugando tra appunti e carte sparse. Così Patrik elenca le diverse vie d'uscita offerte all'umanità fin dall'antichità. Via pessimistica: «Il mondo finisce e tutto riparte da zero per un mondo identico». Via ottimistica, secondo alcune religioni: «Il mondo finisce in un ultimo terribile bagno di sangue e poi arriva un mondo di beatitudine». Fine della storia: «Il mondo non finisce e la felicità, che ne è il fermento, cresce fino alla fine dei tempi». Ma all'inizio del ventunesimo secolo abbiamo raggiunto il punto in cui «qualunque sia la procedura prevista, finirà male». La scomparsa dell'umanità diventa un orizzonte possibile. Che fare? Forse scrivere un libro sulle apocalissi. Con queste premesse, Ouredník combina brillantemente esempi presi dalla Bibbia e da mitologie, statistiche fantasiose, dialoghi da bar e motti di spirito.