Recensioni / Come si sta al mondo, l'esordio narrativo di Davide Martirani

Iconoclasta e classico. Si potrebbe, forse, definire così l'esordio di Davide Martirani, classe 1982, perugino, ma romano d'adozione, finalista alla trentesima edizione del Premio Calvino, pubblicato di recente dalla sempre rigorosa Quodlibet. Non fatevi ingannare dal titolo (Come si sta al mondo 238 pagine,18 euro), smaliziato, editoriale, che nulla ha a che vedere col contenuto, specialmente con la lingua, una pasta solo superficialmente morbida ma intercettata da falesie che già si mostrano alle prime pagine. Con coraggio, perché sempre al limite del pleonastico, sottoforma di similitudini, metafore, squarci di visioni, di possibilità narrative, il risultato di un puro, essenziale lavoro di bottega che tiene insieme il costrutto della narrativa italiana del secolo scorso e un'ipotesi di ciò che leggeremo tra qualche anno per rendere contemporanea e quindi plausibile una trama che, escluso il finale, risulterebbe altrimenti fuori tempo massimo, novecentesca. La storia, che acquisisce corpo e credibilità attraverso la voce schietta dell'io narrante, si fonda su un piano a due, un'anziana insipida, puntigliosa, banalmente devota, si ritrova seguita nel suo ormai sempre più prossimo avvicinamento alla fine da una ragazza che nulla sembra aggiungere all'articolo indeterminativo con cui chiunque la definirebbe. Maria, nome omen, non è però davvero come tutte le altre giovani che si muovono satelliti a lei nel corso dell'opera: né come Roxana, né come Alina. Lei ha un segreto, un trauma che la definisce da anni. Maria è assediata dal demonio. E questo indefinibile rapporto con l'oscuro, che viene connotato dall'autore come il più invasivo, implacabile, malmestoso degli stalking che una donna può subire, è il motore narrativo, usato dall'autore per comporre quello che appare come un mosaico di solitudini tra cui spicca quella della protagonista che forse proprio grazie al diavolo, alla sua presenza implacabile da tenere sempre a bada, è riuscita a sfuggire alla depressione e alla spietatezza cui conduce la fame di amore e condivisione con l'altro cui chiunque inevitabilmente tende, non riuscendo, comunque, a cancellare le tenebre di quel passato che, sembra dirci questa prosa nel suo finale, è il vero maligno invincibile che si annida in ognuno di noi.