Recensioni / Yona Friedman e Rozana Montiel, progettare dalla parte delle persone con schizzi, fumetti e post-it

Ci sono racconti che trascendono i confini. Quelli geografici, che separano i popoli, definiscono le culture e le ragioni di stato, racconti che superano e valicano persino i limiti del linguaggio. Due libri utilizzano il disegno per comunicare l’architettura, ne fanno un codice essenziale, primitivo – e per questo forte ed evidente – per avvicinarsi agli abitanti, per abbattere le distinzioni fra chi progetta e chi utilizza lo spazio.

La storia della nascita del libro si sviluppa lungo quasi 50 anni di attività di una delle figure più rivoluzionarie della storia dell’architettura e dell’urbanistica, Yona Friedman. Agli inizi degli anni ‘70 l’architetto franco-ungherese è una personalità di rilievo nel panorama internazionale, avendo dato vita all’Architettura Mobile, che metteva sotto processo i criteri della pianificazione urbana modernista, proponendo un modello in grado di recepire e far proprie le mutazioni sociali così come di far partecipare l’abitante allo sviluppo costruttivo.

Proprio a partire da queste utopie realizzabili ha origine la sua collaborazione con le Nazioni Unite e l’Unesco, che lo porta a scrivere manuali pratici per la costruzione, da diffondere agli abitanti dell’India e dei Paesi sudamericani e africani. Tetti raccoglie proprio questi testi, pubblicati solo nel 2017, dopo una preparazione complessa. Manuali concepiti autonomamente l’uno dall’altro, raccolti in un corpus unico che danno indicazioni pratiche sulla costruzione di un tetto, perché è dal tetto – dalla funzione di riparo che esso assolve – che si determina il concetto stesso di casa. L’opera, proprio perché destinata alla popolazione analfabeta, si snoda attraverso il susseguirsi di sketch e fumetti dal tratto rapido ed essenziale, accompagnati da brevi didascalie. Un libro concepito come una raccolta di fogli separati, per dar modo all’intero villaggio di affiggere al muro le sue pagine e di seguire le istruzioni: pensato quindi per rimanere in eterno un work in progress, perché, come si legge nella prefazione, «se su un certo argomento sai più di quello che è spiegato, dovresti migliorare questo libretto con le tue osservazioni. E così ne verrà fuori un libro migliore».

Disegno dopo disegno si svolge il dialogo diretto con l’utente, dando forma ad una guida all’autocostruzione, tanto generale quanto efficace nel dare indicazioni sulle proporzioni, sulle funzioni, sui materiali e che mai perde di vista il vero obiettivo: «costruire un tetto senza l’aiuto di uno specialista». Emerge nelle oltre 400 pagine del volume la volontà di fare dei manuali un aiuto concreto, così come si percepisce il riguardo discreto, il tocco lieve verso lo stato di necessità del lettore: un’esperienza che Friedman aveva conosciuto in prima persona, quando, in fuga dalla persecuzione nazista, si era trovato lui stesso senza un tetto.

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