Recensioni / In un tratto di matita c'è la favola di Kierkegaard

Lo storico dell'arte e bibliofilo Giuseppe Garrera racconta che il filosofo Søren Kierkegaard e il favolista Hans Christian Andersen si sono scambiati punti di vista decisamente cinici e offensivi. D'altronde rappresentavano due poli distanti, anzi opposti. «Andersen può raccontare la fiaba delle scarpette della felicità, ma io sono in grado di raccontare la fiaba della scarpa che stringe, che fa male», ha sostenuto il filosofo di Copenaghen morto nel 1855. A L'avventura del giglio selvatico di Kierkegaard è dedicato il primo volume di una collana sulle fiabe illustrate da artisti contemporanei, ideata e curata da Giuseppe Garrera per Quodlibet. All'interno, i disegni di Matteo Fato (Pescara, 1979), artista che ha sempre riflettuto sul linguaggio della pittura e sulle sue articolazioni tecniche, cromatiche e spaziali, anche con accenti installativi nei suoi esiti più intensi. In questa occasione, il gusto per il colore torna ad annullarsi a favore di segni bituminosi, sintetici, veloci, freschi, vigorosi, che costruiscono le fisionomie dei due protagonisti della fiaba: un uccello e, appunto, un giglio, disegnati con vivacità. [...] Il grande formato del libro consente un'ottima messa in scena dei disegni, come se fossero parte di un vero e proprio album da sfogliare tra le sintetiche e visionarie scene narrate da Kierkegaard. Al centro della fiaba, l'eterno opposto tra realtà e ambizione, tra prigionia e desiderio estremo della libertà. L'epilogo, armoniosamente drammatico, è evidenziato da una pagina scura, anche questa disegnata, con i segni a carboncino espressi dalla mano rapida di Fato. In attesa di nuove fiabe da tradurre. E pare che alcuni artisti siano già all'opera per illustrarle.