Recensioni / Maria che incontra diavolo dappertutto

È un esordio singolare e per molti versi sorprendente il romanzo di Davide Martirani, Come si sta al mondo, molto lontano, per temi e toni, dal mainstream dell'odierna giovane narrativa italiana. Perugino, classe 1982, di professione insegnante, in questo libro (che è stato finalista alla trentesima edizione del prernio Calvino) l'autore parla della vecchiaia, della malattia, dell'incombere della morte, di religione, di Dio e persino del diavolo. Baudelaire diceva che la più grande astuzia del Satana è quella di indurci a credere che non esista. Eppure per la Chiesa il male non è qualcosa di astratto o di generico, ma possiede una dimensione personale, un'intelligenza pervertita (poiché Dio l'aveva creata per indirizzarla al bene) e pervetitrice (perché il diavolo «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare»).
Sul fronte opposto di chi nega l'esistenza di Satana c'è però chi tende a vederlo dappertutto. Quest'ultimo atteggiamento è tipico delle epoche di crisi, come appare essere, sotto molti riguardi, quella in cui viviamo. Ecco allora che la presenza del maligno diventa un'ossessione capacedi dare un nome ad angosce epaure del tutto umane. Anche se la narrazione conserva un certo margine di ambiguità, tale sembra - sostanzialmente - il caso di Maria, la protagonista del romanzo di Martirani, impiegata come badante presso una donna anziana ebenestante, ma ormai piuttosto annebbiata. Maria - che è originaria di un Paese dell'Est - incontra il diavolo sin da ragazza, o almeno così le pare. Non ha letto Freud, e dunque non sa che spesso il principe delle tenebre altro non è che la personificazione di un rimosso che vuole ritornare e che bussa prepotentemente alla porta della coscienza. Così il diavolo continua a farle visita nella forma di orrorifiche visioni condite di inquietanti risvolti sensoriali.
Interlocutore di Maria - che vorrebbe confidargli le visite dell'ospite indesiderato - potrebbe essere don Umberto, il parrocco dell'anziana dalei assistita, ma non ha il coraggio di farlo: teme di essere presa per pazza, e poi si sa che ci sono preti che non credono davvero nelle manifestazioni straordinarie del maligno. Decide però di andare ad aiutare in parrocchia, comevolontarianei suoi giorni liberi, per essere più vicina a Dio e ai suoi ministri terreni, ma a un certo punto, essendosi fidata troppo di una cugina in apparente difficoltà (la quale finisce per tradire la sua fiducia), si trova costretta a fuggire. Qui inizia una seconda parte della vicenda, per certi aspetti meno coesa della prima, fino a un epilogo che ristabilisce il pur precario equilibrio inziale.
Martirani ha una notevole capacità di entrare nella mente dei personaggi (Maria, ma anche, nella prima parte del romanzo, la vecchia "signora", con straordinaria capacità di scandaglio del rapporto psicologico con colei che l'accudisce), che si stagliano su uno sfondo opaco, quando non oscuro, comunque quasi sempre privo di luce (in senso fisico e morale), in un clima daustrofobico e soffocante che ricorda certe atmosfere kafkiane.