Recensioni / Il barbone Mozziconi è l'anima ferita di questa città

Mozziconi è una bella invenzione di Luigi Malerba, autore scomparso nel 2008 che la casa editrice Quodlibet sta ristampando con passione. Questo piccolo libro uscì nel 1975, in un'epoca segnata ancora dalle neoavanguardie, ed era svanito nel nulla, come capita spesso anche alle opere di scrittori importanti: il tempo inghiotte, ma per fortuna qualche volta risputa fuori. Mozziconi è un barbone che vive sotto ponte Flaminio, perché non sopporta più la città: troppo caos, troppa arroganza, troppi imbroglioni. Prima viveva vicino all'Acquedotto Felice, ma un giorno "ha buttato la casa fuori dalla finestra", un pezzo dopo l'altro e si è trasferito sulle rive del Tevere. Qui discetta in solitudine sui destini del mondo, inventa commenti che poi, chiusi in bottiglia, affida alla corrente del fiume, perché un giorno qualcuno li legga. Non c'è niente di chapliniano in questo vagabondo solitario, nessun sentimentalismo, nessuna propensione alla poesia: è un pensatore folle, tagliente, spesso infuriato con la vita che premia i mascalzoni e punisce le brave persone. I suoi compagni sono un pesce e un uccelletto, con i quali scambia velenosi commenti sullo stato delle cose. La città è lassù, in cima alle scale: è la Roma degli anni Settanta, segnata dalla crisi petrolifera e dalle domeniche dell'austerity, dai palazzinari voraci e dall'indifferenza. Mozziconi legge i giornali vecchi che la gente butta dalle spallette, e come un filosofo cinico sente che la vita è solo un grande imbroglio. Ragiona nel suo modo scombinato e comico sulla velocità della luce e del buio, sullo zero che annienta tutti i numeri, sulla ricchezza che rende la gente ancora peggiore. Nulla lo consola, nemmeno il flusso eterno del Tevere, ormai ridotto a una fogna immonda, pieno di topi e di schiume. Abita il suo nulla, Mozziconi, aderendo coraggiosamente all'assurdità irrimediabile dell'esistenza. Pensa e parla a casaccio, come tutti, ma consapevole della propria inutilità, felice solo di poter giocare con le parole. Mozziconi in fondo è l'anima ferita di questa città.