Recensioni / Messaggi in bottiglia contro «i ruboni e peculoni»

A quarant’anni dalla prima edizione (1975) tornano nella collana “Compagnia Extra” diretta da Ermanno Cavazioni e Jean Talon le avventure di Mozziconi di Luigi Malerba. Il volume era uscito nella collana Einaudi «Libri per ragazzi» inaugurata dalle Straordinarie avventure di Caterina di Elsa Morante, dal Barone rampante di Italo Calvino, da Rafè e Micropiede di Giovanni Arpino. Leggendolo oggi, come del resto anche i libri citati di Morante, Calvino e Arpino, è difficile pensarlo come libro “per ragazzi” e indirizzato per lo più a loro. Si tratta in realtà di opere complesse, dalla doppia lettura, per piccoli e grandi, libri “anfibi” come propriamente li definiva Malerba. Testi che si collocano nella millenaria tradizione esopica delle favole e degli apologhi morali, che come affermava Pietro Pancrazi nell’introduzione al suo Esopo moderno (1930) si imparano a conoscere da ragazzi ma si comprendono e apprezzano davvero solo da adulti, con l’esperienzadella «vitapassata»: «nell’orario ideale delle letture, lioravera di Esopo è quella stessa di Seneca, del La Rochefoucauld, del Gracián, del Guicciardini». Mozziconi di Malerba appartiene a questa famiglia di autori e testi “pensierosi” e brevi, come le sue Storie e stodette tascabili (1977 e 1984), Pinocchio con gli stivali (1977) e le formidabili Galline pensierose (1980). Mozziconi è un poveraccio che vive a Roma sulle rive del Tevere, non ha casa e non ha amici; come nelle favole parla più con gli animali che con gli umani. Mozziconi soprattutto pensa: è lo specchio critico della nostra coscienza individuale e collettiva e mette a nudo con lucidità sarcastica e spesso irriverente corruzione e soprusi, malizie e ipocrisie imperanti. Egli ci avvisa dei rischi che corriamo attraverso quantità di «messaggi in bottiglia» che getta nel Tevere perché qualcuno prima o poi possa leggerli e rimediare. Mozziconi ha per bersaglio soprattutto i ministri «ruboni e peculoni», «ladroni acchiapponi», che in combutta con «petroliferi truffoni e aggiottoni si erano messia insabbiare gli scandali, cioè i furti e le altre porcate»; siamo nel pieno della crisi petrolifera del 1973 e della conseguente austerity. In Mozziconi come in numerosi altri libri e interventi Malerba si conferma scrittore di radicata tempra morale e civile, che non esita a intervenire nel dibattito sociale e politico contemporaneo, come fece in particolare con il romanzo Il pianeta azzurro (1986). Su modelli classici e illuministici le denunce di Malerba sono ogni volta penetranli e spiritose e la gravità delle cose viene messa in luce attraverso l’arte dell’ironia e delparadosso.In quest’ottica Mozziconi è maestro inarrivabile di trovate comiche e stravaganti, conpreferenze specifiche per la matematica e la storia, in cui sí produce in «strabilianti invenzioni» di portata newtoniana («la nuova era del recipiente convesso») e in illuminanti e disincantate considerazioni su intoccabili icone nazionali quali Garibaldi, impegnato a studiare il modo di deviare il Tevere da Roma («Garibaldi con il suo barbone era un tipo molto pericoloso. Anche con l’Italia si era comportato male, l’aveva regalata a Vittorio Emanuele invece che agli italiani»). Mozziconi è fertile e pungente creatore di proverbi e di aforismi che vorrebbe immortalare in«un libro con tutti i suoi pensieri messi in fila uno dietro l’altro come una bella collana di salsicce» e intitolarlo I pensieroni di Mozziconi. «Per fortuna» Mozziconi vigila e pensa «le cose che gli uomini si dimenticano di pensare». Il motto evangelico di Mozziconi è che «non bisogna fare agli altri quello die nonvuoi che gli altri facciano a te»; con questa ferma convinzione eglirimproveraun«ragazzetto» intento a tagliare con un temperino la coda delle lucertole poiché se «si incomincia a tagliare la coda alle lucertole poi si va avanti a tagliare la corda, a tagliare i viveri, a tagliare la strada, a tagliare i panni addosso al prossimo, a tagliare le borse e magari si finisce per tagliare la testa a qualcuno».