Recensioni / Occupazioni e crisi dell'università 1968, torna il pamphlet militante di De Carlo

Negli anni intorno al 1968, l'editore De Donato raccoglie con la collana «Dissensi» i contributi saggistici più acuti di quella stagione di lotte politiche così determinanti per i mutamenti sociali e politici del mondo capitalistico. Accanto ad autori stranieri quali Sklovskij, Trockij e Chomsky, vi sono i nostri Fortini, Magri, Rossanda e Giancarlo De Carlo. Di quest'ultimo - tra le personalità dell'architettura e dell'urbanistica più impegnate a fianco della protesta studentesca - Quodlibet ripubblica ora, in coda al cinquantenario del Sessantotto, La piramide rovesciata («Habitat», pp. 192 € 16,00): una spietata analisi dell'istituzione universitaria, in presa diretta con gli eventi della contestazione. Nell'edizione originale, al testo vero e proprio delpamphlet si accompagnava una ricca appendice di documenti provenienti dalle varie facoltà di architettura italiane. Filippo De Pieri, curatore della nuova edizione, ha preferito stralciarli a beneficio di altri due testi di De Carlo, pubblicati poco più tardi ma tra loro ben collegati: Perché/ come costruire edifici scolastici» («Harvard Educational Review», 1969) e Il pubblico dell'architettura («Parametro», 1970). La privazione dei materiali di base fondanti il j'accuse decarliano non restringe al lettore la comprensione, che resta tutta incardinata nella lucida critica di una istituzione autoritaria, qual è in particolare quella dove si formano gli architetti, che per De Carlo sono «fucina di operatori destinati a far funzionare il sistema» alla stregua delle accademie militari. In questo senso la «comunità universitaria» non è più da tempo il luogo che riconosce il diritto di «contestare liberamente il sistema», ma semmai il luogo in cui il «potere costituito» forma i suoi quadri «acquiescenti». Il risultato è garantito da una serie di «compartimenti stagni». Sono le «paratie» tra studenti e docenti e quelle «ermetiche e orizzontali» che dividono questi ultimi tra loro dando luogo a una piramide il cui vertice è impenetrabile perché «trova i legami più misteriosi e indissolubili col sistema». Anche senza volere attualizzare il pensiero di De Carlo, compresa la critica alla politica della sinistra di allora, incapace di «promuovere alternative radicali alle strutture esistesti», c'è da riflettere se non sia giunto il momento di una lettura più aderente al suo spirito militante: quello, per intenderci, che lo lega a Colin Ward, André Gorz e Henri Lefebvre. Avremo modo di ritornarci, magari alla pubblicazione dei Diari di De Carlo, sempre per l'editore Quodlibet.