Recensioni / Pasolini, gli eretici del Pci e i giorni della Resistenza nei versi di Franco Fortini

L'edizione critica di un testo è sempre, per gli studiosi, un momento da festeggiare. Stavolta lo è anche per i lettori comuni, ai quali un giovane filologo napoletano, Bernardo De Luca, offre la prima edizione critica e commentata della prima raccolta poetica di Franco Fortini, uno dei più prestigiosi intellettuali italiani del Novecento: Foglio di via e altri versi. Le raccolte dei versi di Fortini non sono una novità nel panorama editoriale italiano, ma è la prima volta, con De Luca, che se ne propone una edizione critica e commentata che accompagna il lettore, poesia dopo poesia, a leggere tra i versi le connessioni di Fortini con i poeti a lui contemporanei, le sue scelte stilistiche, le evasioni dalla norma e anche le adesioni alle forme più classiche. Versi che raccontano anche esperienze personali inserite in uno degli eventi collettivi più tragici del secolo scorso, la Seconda guerra mondiale. Alla quale Fortini partecipa, prima di rifugiarsi nella neutrale Svizzera. Le poesie di questa raccolta proprio a questo periodo storico appartengono, essendo state composte tra il 1938 e i11945, quando la storia impone al giovane Fortini uno scarto ideologico, poetico, umano. «Fra le vicende della persecuzione politica e razziale, l'esperienza della guerra, i contatti con la Resistenza e l'emigrazione, si vennero così componendo i versi di Foglio di via», scrive della sua raccolta lo stesso poeta. Libro allora isolato, fra l'attesa della guerra, la guerra e la fine del dopoguerra, ossia fra «progressione e regressione, sonno e veglia, speranza e autonegazione».
Sarà negli anni successivi che Fortini si staglierà nel panorama intellettuale italiano come sensibile interprete dei mutamenti del Paese, in rapporto spesso dialettico e conflittuale con la folta squadra degli intellettuali fedeli al Pci (che era la sua casa madre), ma anche con un “dissidente” come Pasolini. Il Fortini che anche l'esperienza della guerra aveva convinto ad aderire alla fede comunista finì presto in disaccordo con l'imborghesimento del partito. Una posizione, la sua, da eretico di sinistra, contro ogni forma di dogmatismo.
La raccolta venne pubblicata per la prima volta nel '46 e se il perno è la Seconda guerra mondiale, Fortini si impone subito come poeta dalla forte dimensione allegorica, che rinuncia ai modi più semplici dell'avanguardia, supera l'eredità dell'ermetismo e recupera classicismo e forme metriche. Come scrive De Luca (nel libro che è anche esito di una tesi di dottorato in Filologia italiana), la sua poesia rinuncia a ogni forma di espressione narcisistica ed egocentrica del soggetto poetico, ma rifugge dal semplice moralismo e dall'impegno esplicito ed ideologico. E con il lavoro di De Luca per la prima volta il rigore filologico è applicato alla raccolta di Fortini - che oltre che raffinatissimo poeta fu critico letterario e docente a Siena di Storia della critica - ricostruendo l'iter redazionale del libro (che ebbe varie edizioni e si modificò negli anni) e rivelandone le fonti. Una ricostruzione che non trascura l'ultima volontà dell'autore e dunque le modifiche da lui stesso apportate alla raccolta, ma dà prestigio anche alle ragioni storico-documentali del testo. E per la prima volta la poesia di Franco Fortini viene commentata, operazione necessaria perché la poesia del `900 non ha una fruizione facile, ha spesso bisogno di interpretazione e dei riferimenti - storici e poetici - che i lettori di oggi, nonostante la relativa vicinanza cronologica, cominciano a perdere