Recensioni / Come abitare il pianeta Internet rendendoci vicini a chi ci è lontano

Esistono ormai molteplici chiavi di lettura per provare a interpretare larivoluzione comunicativa di internet e deisocial che staridefinendo il nostro essere e, probabilmente, la nostra peculiarità di specie.
Emanuele Fadda, docente di Semiotica e Linguistica all’Università della Calabria, nelsuo gustoso libretto edito da Quodlibet Elements, intitolato Troppo lontani, troppo vicini ci invita a percorrere il sentiero poco battuto della prossemica, quella disciplina che studia i gesti, le posture, lo spazio e le distanze del corpo all’interno di una comunicazione.
Il testo, scritto con linguaggio preciso ed accessibile, parte da un corto circuito di cui forse non siamo perfettamente coscienti: la presenza dellasocialitàanche in luoghi non fisici.In altre parole internet 2.0 ha creato uno spazio che non è fisico, ma è comune a miliardi di persone e in esso ci muoviamo allo stesso tempo lontanissimi gli uni dagli altri, ma vicinissimi e esposti gli uni per glialtri.
Nella scansione in cui Fadda ha suddiviso il libro la prossemicasiapplicaa questo nuovo modo di stare al mondo da tre prospettive: la prima ridefinisce gli spazi, laseconda esaminai rapporti umani comparandolia quelli dei primati («Internet assomiglia sempre meno al villaggio globale e sempre più al pianeta delle scimmie. Ma noi restiamo pur sempre umani») e laterzasi inserisce in una più ampia teoria della comunicazione. Il lettore può seguire il filo del ragionamento accompagnato per mano daalcuni numi tutelari: Brancati per spiegare l’istinto gregario e la perdita dell’individualitàin quella sorta di «mobilitazione totale» che ci spinge compulsivamente a reagire a ogni notifica; Giovenale per la necessità di creare difese alla nostra rispettabilità esposta alla mercé di chiunque su Facebook o Twitter; Leni Riefensthal per l’imposizione di un canone di bellezza che nell’Olimpia deisocial è fatto discollature, tartarughe addominali e bocche a culo di gallina; Desmond Morris (ma anche, perché no? FrancescoGabbani) per mostrare la nostra attitudine di «scimmia nuda» ad interagire secondo comportamenti animali in assenza di una educazione all’apprendimento delle regole.
La conclusione a cuiarrivailragionamento è la necessità di una messa a fuoco delle distanze e di una attenuazione degliavverbi del titolo.
In un accerchiamento costante di narcisi, analfabeti funzionali, fanatici, codici tribali, sembrerebbe impresa disperata. Per raggiungere la metasi fa leva, tuttavia, proprio sulle nostre risorse di esseri umani,sulle nostra capacità di essere flessibili e di saperci autogestire.
Come a dire che la prossemica ci insegna e ci obbligaa uno stile,ancora da apprendere forse, sicuramente da costruire con pazienza. E si può cominciare a farlo leggendo Troppo lontani, troppo vicini di Emanuele Fadda