Recensioni / Paul Celan. Saggio di C. Miglio.

La poesia contro l’orrore.
«Vita a fronte»: la lingua tragica dell’autore ebreo-tedesco, una lampada nel ’900 buio dei lager.

Camilla Miglio nel suo libro Vita a fronte. Saggio su Paul Celan (Quodlibet ed.) conduce, con lucida intelligenza e con eccellente informazione, un confronto serrato con l’ autore studiato. Con i luoghi da lui vissuti, perduti, ricordati, ritrovati: dalle steppe dell’ Est alle coste della Normandia. Con i tempi storici sotto i quali si piegano, si formano, si deformano la sua vita, la sua scrittura: 1920-1970. La poesia di Celan - «grata di linguaggio» - è atto estremo di interpretazio/traduzione del trauma. Dell'orrore, della morte insensata, la morte nei lager, il dolore del popolo ebraico, delle genti dell'est e, oltre, il dolore assoluto degli oppressi e dei senza-più patria. Una riscrittura che unifica distanze temporali e intende gettare un ponte verso il buio del futuro.
Il linguaggio è il tramite di questo incessante tradurre, si muove a fronte di un testo che il dolore comanda di riscrivere infinite volte nella lingua dei suoi artefici, il tedesco. L'unica, forse, in grado di comprenderlo in se stessa e di esprimerlo. È un discorso, sono brandelli di un discorso lucido e inesorabile su ciò di cui non si può parlare perché il Male assoluto non ammette parola. Pure Celan dimostra e prova che la poesia è l'unica possibilità di recupero dell’ orrore e di una sua traduzione, anche incompleta. Ma quanto è sopportabile la condizione esistenziale di chi dedica la vita a ricordare il Male per testimoniarlo, per ripeterlo ad altri, per farlo rivivere in parola? Come si può continuare a scrivere se «La morte è un Maestro tedesco?».
La risposta - una delle risposte possibili - sta nella «cognizione del dolore» che assegna all'uomo un destino di parzialità, di perifericità rispetto ai sogni totalizzanti di controllo assoluto pericolosamente coltivati da altri. Il pericolo, paradossalmente, si avverte anche in certi momenti della scrittura di Celan, nei momenti in cui sembra seguire le sirene allettanti di un'utopica onnipotenza della scrittura.
Ma Vita a fronte non scava solo nel dolore del poeta dell'est tragicamente legato alla propria lingua tedesca, insieme madre e aguzzina. Camilla Miglio fruga anche tra le carte del Celan traduttore di altri poeti come Paul Valery, Osip Mandel'stam, Giuseppe Ungaretti, William Shakespeare. Del Celan interprete del pensiero ebraico tedesco (da Buber a Scholem fino a Benjamin). Del Celan lettore di Kafka. Mostra come una poetica e una poesia tra le più significative del Novecento europeo si siano costruite all'interno di uno spazio di costante interlocuzione ermeneutica. Qui la traduzione, intesa come ascolto e incorporazione della voce dell'altro, costituisce il fondamento della scrittura, della creazione di immagini.
Si direbbe che l'autrice abbia voluto consegnare al lettore un lavoro compiuto con strumenti simili a quelli del Celan traduttore, coinvolgendolo in un atto di ascolto delle voci nascoste nel testo. Nonostante la tragedia di cui Celan è testimone, Camilla Miglio indica una lettura di «vita», che spiega forse il grande successo di testi così difficili. Diamo a lei la parola: «Nella sua scrittura non cerchiamo Paul Antschel nato a Czernowitz il 23 novembre 1920 e morto a Parigi, suicida nella Senna, forse il 19 aprile 1970. Cerchiamo invece una voce, un io che è figura. Qualcuno che ha acceso una lampada nel buio assoluto. Qualcuno che legge nella propria mano aperta una carta geografica che non è inscritta in nessun altro luogo se non nel suo corpo. Lo vediamo intento in un esercizio chiromantico. L'intreccio delle linee della mano è l'insieme dei solchi tracciati dal linguaggio, dei linguaggi. Lo spazio interiore, il dolore dell'uomo, non sono sulla pagina, sono forse nelle lettore che ha scritto a donne amate, amiche, amici. Lo spazio interiore si proietta in una figura intermittente, che vibra nelle sue discontinuità, ma risuona nella ripetizione di nomi, luoghi, lingue lontane. Non esiste in alcun luogo, ma molti luoghi in essa convergono.
Ogni chiromanzia è sempre, soprattutto, rivolta al futuro. La vita, la speranza, di cui parla Paul Celan nonostante la fine tragica di Paul Antschel, sta nella pagina. La vita, la forza generatrice della lingua, è nel testo a fronte. Tocca a noi decifrarla, a noi che a nostra volta ci troviamo da un altra parte, lontani. Con la sua pagina aperta nel palmo della nostra mano.