Recensioni / La non-fiction sfida le forme della finzione: tra retorica dell'autenticità e punto di vista

Dedicato a una sistematizzazione del variegato universo della non-fiction (straniera ma soprattutto italiana), che racconta vicende realmente avvenute usando gli strumenti della letteratura d'invenzione, il saggio di Lorenzo Marchese, Storiografie parallele Cos'è la non-fiction? (Quodlibet, pp. 304, € 24,00) si snoda lungo tre movimenti, precisando come narrativa fmzionale e non-fiction siano tendenze allargate a ospitare differenti generi e forme di scrittura, a seconda del grado di intenzionalità storiografica.
La non-fiction, tuttavia, si distingue, secondo Marchesi, anzitutto per la sua capacità di sfidare le forme della finzione: da un lato perché il discorso della veridicità non può essere ridotto, ormai, alla sola storiografia, e d'altro canto perché - secondo l'autore - la fiction sta esaurendo il suo bagaglio di credibilità, mentre diari di viaggio, reportage, saggi, inchieste di cronaca aspirano, intersecandosi a volte all'interno di uno stesso testo, a imporre uno «statuto di verità» (biografica, cronachistica, saggistica) fondato sulla credibilità ricognitiva dell'intellettuale-narratore. Che questa attendibilità provenga dall'Io che racconta quanto ha vissuto in prima persona, o dall'accertamento dei fatti, o dalla riflessione saggistica, comunque l'elemento costante è una strategia finalizzata a mettere a fuoco la realtà, anzi a una magnificazione del reale resa possibile dalle intrinseche potenzialità delle diverse forme del raccontare.
Lo scopo di Marchese è analizzare le diverse tipologie narrative per individuare come esse reagiscano a motivi ricorrenti - la retorica dell'autenticità, il punto di vista del narratore, l'impegno verso la cronaca. Numerosissimi i lavori italiani presi in considerazione - di Pascale, Prunetta, Genna, Saviano, Janeczek, Leogrande, fra gli altri - affidando ad alcune intuizioni sparse il compito di una discesa in profondità nell'analisi delle singole opere. Niente affatto impressionistiche, anzi sostanziate dalla teoria assimilata insieme all'ampio bagaglio delle letture di Marchese, queste analisi sfuggono tuttavia a una qualche storicizzazione, fermandosi a catturare l'emergere della non-fiction nei vari testi considerati ma non approfondendo, se non in rari casi, i movimenti interni delle varie tipologie narrative. Ne viene fuori una molto ampia e intelligente ricognizione dell'espressività intrinseca alla non-fiction, che si ferma un passo prima del tentativo di illustrarne l'ideologia della forma.