Recensioni / Appunti sui polsini - Lingua araba, invalicabile paretefiorita

E se non si guardasse alla letteratura tradotta in Italia come a uno sciame di asteroidi, proveniente da un remoto sistema culturale, bensì come fosse una speciale forma della nostra stessa letteratura? Se non fossero quindi Salinger, Proust, Krasznahorkai, altro che il perimetro entro cui gradualmente si è ampliata l'area di ciò che si può raccontare e conoscere, il campo dove i contrasti sociali, le visioni del mondo, le poetiche e le linee editoriali si sono alternate o affrontate, vale a dire quello spazio reso vivo e teso dalla traduzione, dal lavoro editoriale e da quello critico (l'attività di Cases, di Calvino, Fortini, Cordelli, Calasso, ma anche Ripellino - quanto Ripellino nel nostro Novecento). È questa la tesi dei brillanti saggi di Michele Sisto - che come pochi conosce gli scambi tra il mondo tedesco e quello italiano. «Chiedendosi perché e da chi, ricostruire come sono stati letti, e da chi ... sarebbe un terremoto per le discipline italianistiche». La manetta della dinamite - che fa saltare la diga che divide Omero da Harry Potter - l'abbassa uno studioso che ha in Hegel, Lukàcs e Bourdieu i suoi astri polari.