Recensioni / Si presenta un testo di Permunian malinconia e visioni a occhi aperti

Domani, sabato, alle 18 alla Galleria dell’Incisione, in via Bezzecca 4 in città, si presenta il libro «Il principio della malinconia» di Francesco Permunian (Quodlibet edizioni). Alle prime 120 copie è allegata una cartella curata dalle edizioni L'Obliquo di Brescia, con un'acquaforte firmata e numerata di Piero Guccione (l’autore a cui proprio in questi giorni è dedicata la mostra allestita fino al 20 gennaio in Castello, al Museo dei Risorgimento).

In bilico tra prosa e poesia, i frammenti di Francesco Permunian raccolti sotto i1 titolo «Il principio della malinconia» (Quodlibet edizioni) attraversano vent'anni di vita del bibliotecario-scrittore di Desenzano (nato però a Cavarzere nel '51).
La forma della prosa breve.- una manciata di righe per ogni pagina, e il bianco lasciato a dire di un vuoto che il tempo non riesce a colmare - conferisce a queste istantanee in bilico tra liricità e visione la marmorea icasticità di una dedica senza fine in memoria dell'amata, e , insieme la dolorosa registrazione di un caos che genera fantasmi angoscianti e finisce per annichilire ogni umana speranza. Ponendosi ostinatamente nella dimensione del ricordo, con la testa girata all'indietro (l’immagine è suggerita dal testo di Ismail Kadaré che introduce alla lettura), l’autore inizia un viaggio allucinato fra luci ed ombre, dove sovente il presente è annichilito da immagini della memoria o da simulacri di sogno incubi qualche volta, tutti sempre vissuti con la lucidità degli occhi aperti.
«Chi salverà me delle mie ombre?», domanda la voce narrante in uno dei prima frammenti. E sono pochi gli elementi salvifici che popolano il mondo disperante che lo scrittore osserva. La bellezza («La luna splende sul fiume») non è riscatto per nessuna delle anime in pena che a notte «emergono dall'acqua» e che per dirsi non hanno che sospiri che «assomigliano al canto di un'amata sterminata».
Al centro di un dolore che è per la condizione esistenziale avvolta in un buio senza remissione, c'è il destino di una donna amata, scomparsa prematuramente, ma incessantemente presente
(«... sospirai nel sonno, e per un istante mi sembrò di udire il respiro di lei attraverso la distesa del tempo»), La voce narrante de «II principio della malinconia» confessa alla scrittura il suo tormento («chi ti accompagnò nel buio?»; «E li rivedi a volte, o sono ormai ciechi, a tuoi occhi?»). Basterebbe qualche "a capo" per trasformare questa prosa in versi («Fiori appena sbocciati e già appassiti,/ nati/ sotto 1'ombra di una falce - / così oggi io ricordo/ i tuoi occhi amati,/ colmi ormai/ di polvere e di silenzio»), ma Francesco Perrnunian è troppo accorto e, a ragione, non compie il salto: resta,l'autore di prose che abbiamo conosciuto da «Arlecchino notturno» a «Un lungo sguardo silenzioso» (Campanotto), «Cronaca di un servo felice» (Meridiano Zero, 1999), «Camminando nell'aria della sera» e «Nel paese delle ceneri» (Rizzoli, 2001 e 2003), oltre ai più recenti «Cinque notturni per un amico scomparso. In memoria di Mario Giacomelli» (editi da Diabasis, 2004).
Nella nota che accompagna il testo, il critico Giorgio Cusatelli parla di questa raccolta di Frammenti, in forma quasi di diario, come «della ricerca di un'immersione nel passato, una "malinconia", quale si esprime nell'assoluta libertà concessa al vagabondare della memoria e quale si manifesta nell'audacia del ricorso ad un lessico e ad una sintassi che non temono di risultare "figurativi"».
Di certo, «II principio della malinconia» costituisce una lettura in cui la prosa curatissima e le immagini, provenienti da una natura che spesso dà il "la" alla scrittura, ma che pare intangibile e senza corpo, non consolano dal destino - reale o immaginario - verso cui colui che si definisce un «imbalsamatore di ricordi» inesorabilmente alla fine precipita.