Recensioni / «Il mio Morandi, spiritello inquieto d'Italia»

Sono trascorsi ottant'anni da quando, alla Quadriennale di Roma, il pittore Giorgio Morandi espose cinquantatré opere, soprattutto nature morte, alla Quadriennale di Roma: ottenne il secondo premio per la pittura. Ottant'anni dopo il genio pittorico finisce in una monografia, Il dispositivo Morandi. Arte e critica d'arte 1934-2018, edito da Quodlibet, a firma di Massimo Maiorino: un volume nato da un percorso di dottorato svolto all'Università degli studi di Salerno, presso il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale, coordinato dai relatori Stefania Zuliani ed Angelo Trimarco. Un'opera acclamata dai critici d'arte dell'intera nazione, quella del salernitano Maiorino.

Dal 2014, cinquantesimo anniversario della morte di Morandi, quali sono le riletture sull'artista?
I1 2014 è una tappa significativa della recente renaissance morandiana, ma rientra in un più complesso itinerario di rilettura dell'opera di Morandi avviato ad inizio millennio: l'apice è stato l'esposizione al Metropolitan Museum of Art di New York, nel 2008. In questi anni segnati da una crescente fortuna espositiva, Morandi si è ritrovato al centro del sistema dell'arte contemporanea.

Per Morandi si parla di "tempo immobile": cosa significa?
Più che il "tempo immobile", la ricerca di Morandi esprime una complessa stratificazione temporale, nella quale si produce un fecondo anacronismo, che configura la sua opera come un luogo in cui il tempo si accavalla, in cui si attua un felice ossimoro che fa di ogni sua immagine lo spazio, per citare Didi-Huberman, in cui contemporaneamente «il presente ed il passato non smettono mai di riconfigurarsi.

Qual è l'opera di Morandi che più di tutte può testimoniare il suo senso autentico del tempo?
La questione del tempo in Morandi ha avuto molte declinazioni: nell'itinerario di Morandi non c'è un capolavoro, un'opera che testimoni più di altre il senso del tempo e forse, come ha suggerito Ragghianti, i dipinti di Morandi vanno letti in sequenza per comprenderne il sottile e costante processo di variazioni.

Qual è stata l'influenza di Morandi sulla pittura nazionale ed internazionale? Cosa si impose sin da subito di lui e cosa invece, non riuscì ad emergere, rimanendo inespresso?
La funzione di Morandi nella cartografia artistica del Novecento è stata di assoluto rilievo, tant' è che nella mia monografia ho introdotto il concetto di dispositivo nell'accezione deleuziana proprio per evidenziare le complesse trame disegnate dalla sua opera. Come ha notato Fagiolo dell'Arco, parlando di Morandi «non esiste un momento della vicenda artistica italiana (e della sua proiezione internazionale) nella quale non trovi un suo ruolo: spiritello inquieto o protagonista sicuro.

Su quale fase e su quale elemento della pittura morandiana si sono soffermati gli studi di due eminenti storici dell'arte italiani, Federico Zeri e Roberto Longhi, che lei cita spesso nella sua monografia?
Longhi e Zeri sono due studiosi che in diversa misura hanno interrogato l'opera morandiana; infatti se Zeri ha offerto piccole e preziose riflessioni dedicate ai paesaggi di Morandi, il contributo di Longhi è fondamentale per l'intera vicenda critica dell'artista designato come erede della grande tradizione pittorica italiana,. già a partire dal suo scritto seminale dei 1934.