Recensioni / L’architettura di De Carlo tra rigenerazione urbana e progettazione condivisa

«Condivisione e partecipazione sono una condizione non contrattabile»: si può riassumere così in estrema sintesi il pensiero del celebre architetto urbanista Giancarlo De Carlo, che fu chiamato a Rimini dall’allora sindaco Walter Ceccaroni per donare qualità a una città reduce da un decennio difficile e col freno a mano tirato. Ora, a cento anni dalla nascita e a cinquanta dal progetto del suo storico Pia no del nuovo centro di Rimini, l’Ordine degli architetti ricorda la figura di De Carlo (Genova, 1919 –Milano, 2005) e, a partire dall’impronta della sua presenza a Rimini, fra il 1965 e il 1975, ne rilancia le sempre attualissime intuizioni.
Dopo la giornata inaugurale di ieri, Rimini on-air 1969-2019, a cura di Fabio Tomasetti e Riccardo Bellini, prosegue oggi dalle 10.30 alle 13 alla Palazzina Roma di piazzale Fellini con una serie di interventi e una tavola rotonda sugli attuali contenuti della “p artecip azione ” in diverse esperienze di rigenerazione urbana, riuso o progettazione condivisa. Patrizia Gabellini, architetta edocente diUrbanistica alPolitecnico di Milano, coordinerà i vari interventi, tra cui quello attesissimo dell’etnografa Maria - nella Sclavi.
L’architettura di De Carlo tra rigenerazione urbana e progettazione condivisa L’iniziativa proseguirà con due weekend densi di incontri, mostre e dibattiti, in programma il 23 e 24 novembre e dal 29 al 1 dicembre, sotto il titolo di “Tutela e riuso del moderno”. Tra le opere del grande De Carlo, a due passi da Rimini si possono vedere i collegi universitari e diverse facoltà di Urbino, città di cui l’architetto firmò anche il Piano regolatore. A queste opere, che gli diedero fama internazionale, è dedicato il libro Sono geloso di questa città di Lorenzo Mingardi (Quodlibet Studio, pp. 163, euro 19). Gli interventi di De Carlo fecero di Urbino uno dei più significativi esempi di città-campus mai progettati in Italia nel XX secolo: come voluto dall’allora sindaco Egidio Mascioli e dal rettore Carlo Bo, lo sviluppo dell’università coincise con la crescita della città, e di questo De Carlo fu principale interprete e protagonista.