Recensioni / Fernando Pessoa

Con l’eteronimo di Antònio mora lo scrittore portoghese si assunse il compito di riflettere sulle grandi questioni culturali, in particolare sul senso della storia e il ruolo delle religioni. Era quello un modo per affrontare il tema segreto del ritorno al paganesimo.

Giunti alla stazione di Cais de Sodré, il dott. Gomes mi parlava così:
– La ragione per cui la voglio portare là, fino alla casa di salute, è che vi si trova internato un pazzo del suo genere.
Poi, accorgendosi della gaffe, sorrise e si corresse.
– “Del suo genere” non significa che lei sia pazzo. Volevo solo dire che la pazzia di costui riguarda questioni alle quali lei è interessato…
– Delirio sociologico? chiesi.
Il dott. Gomes si allontanò dalla biglietteria e, fra lo strappo dei due biglietti, mi rispose, voltandosi:
– Sì, e no. È delirio sociologico e non lo è. Quello che di valido c’è nel suo delirio, non riguarda la sociologia. Non parla molto di sociologia. Le teorie sono interessanti… – Entrammo lentamente sulla banchina… – Vedrà, vedrà…
E salimmo allora sul treno. Appena seduti, ripresi la conversazione.
– Chi è l’uomo, chiesi.
– È il dott. Gama Nobre…
– Dottore? davvero?
– Diritto… laureato; del resto, il “dott.” si usa ormai per tutti… ma – stavo dicendo – è un tal dott. Gama Nobre – il “dott.” gli dona – che la famiglia fece internare poiché riteneva pericolosa la direzione che stava prendendo la sua mania di persecuzione…
– Ma questa sua mania ha a che vedere con la sociologia di cui lei parla?
– Più o meno… Si crede perseguitato da tutto quanto è moderno e opera di scienza. Da una lampada elettrica a un vapore all’orizzonte, tutto questo lo perseguitava e a volte ancora lo perseguita… Un piatto di alluminio è come fargli uno scherzo… Possiede un istinto bruscamente sicuro verso tutto ciò che è moderno. Alle cose minime, cui nessuno ormai pensa se siano moderne o antiche, egli fa caso. E nei momenti di crisi è il diavolo, a volte. Un misoneismo spaventoso.
– Ah… e le teorie sociologiche riguardano l’odio verso ciò che è moderno…
– Precisamente… Ma quello che è interessante è il modo in cui architetta queste teorie. È uno di questi soci […] È il più […] che conosco. Quel potere di argomentazione impiegato in cose utili, mio caro… Le dico che ce ne sarebbe da discutere… Ce ne sarebbe da discutere per quanto ha prodotto… vedrà…
 L’insegna “Pedrouços” lampeggiò attraverso il finestrino.
 
 … Il più interessante, tuttavia, è António Mora. È, per lo meno, il più originale di tutti.
– Il più originale?
– Sì, personalmente originale, originale come persona, non clinicamente originale. Clinicamente non si discosta affatto dal tipo di paranoico, o dalla tendenza conosciuta della paranoia. La verità è che non è semplicemente un paranoico. È anche un isterico. Ma la paranoia è a volte accompagnata da una psiconevrosi intercorrente. Non c’è da meravigliarsene. Non c’è nulla di strano. Non è in questo che è originale. È nella specie del suo delirio, nel suo contenuto, che risiede tutto l’interesse. E non ti dico altro… Vedrai. E preparati a perdere del tempo con lui, perché, vedrai, ne resterai davvero interessato.
– Vedremo.
– Ti assicuro. Non ci sarà bisogno di indicartelo. Lo riconoscerai subito dalla toga.
– La toga? Cosa! Il tipo va in giro in toga? Ma ha a che vedere con il delirio…?
 – Vedrai, vecchio mio, vedrai… Non ti voglio dire niente. Non ti voglio togliere interesse alla sorpresa.

 Mi sorprese all’improvviso, imboccando verso un leggero chiarore, una figura imponente che, con una toga romana, la chioma interamente bianca, artistica nei suoi vuoti, recitava con una voce (Bella voce! dissi io al dott. Gomes) l’inizio del lamento di Prometeo del dramma di Eschilo. Avvicinandosi, ci vide, e, affrettando leggermente la declamazione per giungere alla fine del periodo, si volse verso di noi, e conclusa la frase, salutò il mio accompagnatore.
Vidi allora bene l’internato. Alto e di una bizzarria con la quale il suo antico abito meravigliosamente quadrava, capelli tutti bianchi, bianca interamente la barba e uno sguardo vivo e altero, in cui forse solo l’osservatore prevenuto avrebbe riscontrato una qualche luce che ne tradisse l’alienazione dello spirito. Il dott. Gomes me lo presentò; fui in maniera grave e rispettosa salutato, e confesso di aver sentito, parimenti a quella pur minima vaga inquietudine e a quel timore che i pazzi sono soliti ispirare, un non so che di rispetto, quasi di venerazione per quella nobile figura.
Ci incamminammo giù per la strada, in mezzo il dott. Gomes, io a destra, parlando all’inizio di cose insignificanti: io e l’alienista, dal momento che il visitato rispondeva poco o distrattamente. Io, che, dopo averlo visto, ero più ansioso di ascoltare da lui l’esaltazione dell’antichità, portai, infine, la conversazione nelle prossimità del mio desiderio, riferendomi al brano di Eschilo che il nostro arrivo aveva sorpreso sulla bocca del dott. Gama Nobre. Il mio riferimento ebbe l’effetto desiderato.
– Ma Eschilo, disse Gama Nobre, Eschilo – la Grecia, da cui viene l’antichità classica, l’unica e vera civiltà per giungere alla quale il mondo è rimasto nelle tenebre fin dalla sua creazione, e dopo la quale è tornato nelle tenebre. Tutto, prima di essa, fu preistorico; tutto, dopo di essa, fu protostorico!
E si fermò in una esaltazione rattristata, il viso offuscato e lo sguardo e brillante.
– A questo mio amico, disse il dott. Gomes, naturalmente piacerebbe sentirla parlare in modo circostanziato della civiltà antica. Potrebbe, forse, ricordandola oggi, farne addirittura propaganda (Gomes mi fece l’occhiolino) ai degenerati uomini d’oggi…
– Propaganda? esclamò il dott. Gama Nobre, Propaganda! Non c’è nessuna propaganda da fare! C’è solo da rimpiangere il bene perduto e il male presente. Siamo degenerati, perché è da venti secoli, che stiamo degenerando: una cosa del genere non si cura. Non c’è rimedio oggi. Arrangiamoci tanto quanto possibile nella nostra decadenza e nella nostra oscurità. Ciò che è stato, è stato. Ciò che è perduto, è perduto. Propaganda?! e fece un sorriso triste e un’alzata di spalle tra lo sdegnoso e il categorico.
– Ma almeno, intervenni – vorrei che lei mi spiegasse in cosa siamo decadenti e all’oscuro. Io non capisco bene così alla prima…
– Se vuole avere la pazienza di ascoltarmi, e di dedicare la sua attenzione al mio ragionamento dall’inizio alla fine…
– Eccome no…
– Bene… Non c’è pericolo, dottore, di essere interrotti? Non mi piacciono le interruzioni… Un ragionamento è un ragionamento… Per poter parlare… No, non ci sediamo (diretto a me, che avevo guardato una panchina), facciamo i peripatetici. Camminando si pensa meglio che seduti. Nessun pensatore concepisce seduto idea alcuna degna di esser concepita. Si siedono per scrivere e – poveri loro! – come viene fuori, quest’idea scritta!
Il dott. Gama Nobre ricompose la toga con un gesto dignitoso e, alzando un poco il tono, come a incutere più chiarezza al pensiero ponendo più chiarezza nella voce, cominciò la sua esposizione. Non so quanto tempo – ore o minuti – durò. Per me, il tempo si era dissolto. Non so che giri facemmo nel corso di quel ragionamento. Lo spazio era cessato per me. Il mio sorriso iniziale sparì poco a poco. So che era ormai l’inizio del crepuscolo quando terminai di ascoltarlo. E ascoltai come in un sogno, sentendo, come in sogno, frantumarsi intorno a me tutta la struttura, che io avevo ricevuto come solida, della civiltà moderna. Ma mi ricordo nitidamente di tutto ciò che disse l’argomentatore. Il rievocatore dell’antichità parlò così:

 – Le chiedo che mi ascolti quanto più possibile senza stupirsi, e il meno possibile attento alla quotidianità e all’uso delle cose che demolirò. Immagini, se le è possibile, di essere un abitante di un altro pianeta, giunto oggi qui per una strana caduta. Supponga quanto più può che la vita di oggi non sia per lei l’essenza del suo psichismo, la base occlusiva della sua stessa assunta ideazione. Glielo chiedo perché misuri il più possibile i miei ragionamenti non in quanto stranezze o novità, ma solo come ragionamenti. Solo lealtà verso la logica le chiedo. Stabilito ciò, entro nella mia tesi.

 Principio d’insieme.
 La nostra civiltà consiste in un movimento di progresso (per così dire) costituito da tre strati o tappe, che distinguerò per i loro punti culminanti, chiamandoli Cristianesimo, Rinascimento e Europa Moderna, intendendo con quest’ultima l’Europa uscita dal periodo in cui avviene il fenomeno rappresentativo della Rivoluzione Francese. [am i, 4]

 … Del resto, il cristianesimo è un arretramento rispetto al sistema religioso pagano.
– Eh? dissi io involontariamente.
– Certo. Analizziamo bene. La religione non è altro che una filosofia popolare. Non importa come nasca: importa solo cosa essa è. È una filosofia popolare. E questo concetto è talmente esatto da aiutarci ad acquisirne un altro, il quale a sua volta delucida il primo. La filosofia (si divide in metafisica, morale) è il prodotto di facoltà o funzioni chiamate astrazioni. Tanto è astratta una filosofia quanto più è elevata (elevata cos’è?). Applichiamo questa idea alle religioni. La prima forma di religione è quella del feticcio, della consustanzialità del dio e dell’idolo. È l’adorazione del culto selvaggio per una pietra di forma strana. L’astrazione è ancora così piccola che l’idea di stranezza (o un’altra simile) astrae l’oggetto dagli altri. È un’astrazione puramente materiale. Segue lo stadio religioso o astratto, in cui l’astrazione concepisce un’entità interna all’oggetto dell’adorazione, ma non separata da esso se non per essere interiore ad esso (la sua anima). Esiste poi il concetto di un dio dell’oggetto, Dio non-interno a esso, ma astratto da esso. – Corrispondono, in filosofia, al il materialismo che consustanzia anima e corpo, lo spiritualismo che unisce anima e corpo, l’idealismo che fa in modo che l’anima trascenda il corpo.
Il Dio-Padre del cristianesimo non è nient’altro che l’idea di uomo, non l’idea di uomo astrattamente concepito, ma l’idea di uomo consustanziata all’uomo. L’idea di uomo in quanto idea e astrazione non contiene niente dell’idea di forza, vendetta o giustizia. Anche, nell’idea, implicita all’idea di uomo, l’astrazione di uomo – l’uomo maschio, e, pertanto, creatore, forte, giustiziere come i forti, occasionalmente come i forti misericordioso, come i forti vendicativo, – tutto questo secondo il concetto che ogni popolo o ognuno ha del maschio-tipo, relativo all’idea di uomo che ognuno o ogni razza ha. – Il Dio-Figlio è una mescolanza dei due elementi – dell’idea di uomo secondo un altro concetto, il concetto nullo e soave dei popoli decadenti, e della nozione retrograda, che proviene dal primo periodo di astrazione, della consustanzialità (Uomo-Dio) dell’idea di uomo con l’idea di Dio, o in ultima analisi, dell’idea-di-uomo-tipo con l’idea di uomo. È un modo ingenuo di provare quanto abbiamo detto. L’idea di Cristo esiste, corpo e anima, consustanzialmente nella storia, e, si dice, sincronicamente palpitante in essa, tanto sul piano logico quanto su quello sociale, poiché appartengono entrambe allo stesso genere di astrazione inferiore. – Finalmente lo spirito Santo – questo
Ecco così riuniti tre periodi di ideazione – Dio-Padre è quello della consustanzialità dell’idea di uomo con l’uomo, Dio-Figlio quello della coesistenza dell’idea di uomo con l’uomo, il Santo Spirito, la dissociazione dell’idea di uomo dall’uomo. In tal modo, la Trinità cristiana è evolutiva, lo stereotipo indica tre stati di ideazione diversi e successivi.
Il progresso umano, dalla Grecia a oggi, è stato un malgrado, è stato una serie di errori di origine sentimentale. Tutto questo è derivato dal fatto di esserci consegnati al sentimento per ogni cosa. Non sorprende constatare che viviamo in parte, per quanto riguarda alcuni nostri sentimenti, purtroppo fondamentali, nella decadenza dell’impero romano…
– Addirittura…
– Colga il fatto flagrante. Non siamo forse cristiani o con sentimenti ancora imbevuti di cristianesimo? E vuole una causa maggiore del cristianesimo per la decadenza dell’impero romano?
Dalla Grecia a oggi, abbiamo agitato idee e teorie, ma nil novum, nil novum… Negli aspetti secondari abbiamo costruito, costruito… in quelli essenziali non siamo avanzati affatto, affatto…
L’abolizione della schiavitù è quasi soltanto sorta in noi dal nostro crimine contro la natura: ci condanna a un vizio perpetuo di schiavo nella nostra anima, nella nostra anima che, del resto, discende dagli schiavi e dalle prostitute dell’impero romano in decadenza. Abbiamo nello spirito la macchia del proletario; non produciamo, riproduciamo. Non creiamo, copiamo, perfezioniamo a sufficienza la nullità essenziale del dettaglio.
Il nostro sentimentalismo ci impone di rivoluzionare, di abolire, laddove dovremmo riformare, alterare, perfezionare. Cerchiamo di creare, distruggendo. A perdere siamo comunque noi; lungi dal renderci, ci rende realmente incapaci di creare. Si sarebbe dovuto riformare la schiavitù; ma era più semplice abolirla. Cosa c’era del resto da aspettarsi dalla gretta combinazione di schiavi, prostitute, di messia ubriachi e onanisti…? … Il sig. Gama Nobre balbettò un poco. – Qui ho ecceduto, è chiaro. Ma ne elimini l’enfasi e la foga, e i fatti stanno là, sono sotto i nostri occhi.
– Il cristianesimo, credo, non si meravigli, per lo meno non sempre, ha attaccato la schiavitù… La Chiesa cattolica…
– Ah, sì, sì! Ma io credo più nell’intuizione sociale della Chiesa, che era già Stato, socialmente cosa, che nel balbettio ingenuo e dei poveri diavoli nelle cui anime si fonda il cristianesimo.
– Chi dice schiavitù, per noi, dice tortura, maltrattamenti… tutto ciò, infatti, avrebbe richiesto riforma, non abolizione… Guardi il puritanesimo che c’è, guardi. Oggi, neppure con una rosa si picchia una donna… Qui una rosa sembra.
 
– I Greci, caro signore, accettavano la Natura come era; non le imponevano Verità a cui essa è superiore, né logica a cui non ubbidisce.
Il repubblicanesimo greco ha unito al massimo grado felicità e progresso, cosa che noi non abbiamo potuto, né potremo mai fare.
È nonostante e non a causa della democrazia che la società moderna progredisce – anche se in gran parte illusoriamente –, in ciò in cui progredisce.
Caspita! Ma noi viviamo dei resti della civiltà greca, di quanto la Grecia ci consegna attraverso Roma. Idee religiose, idee morali, – tutto è estraneo a noi, alla nostra pseudo-civiltà.
Ma non era già indiana prima di essere greca, e con rispetto per il greco? No, fra tutte le civiltà anteriori alla greca e la greca stessa, esistono differenze radicali.
Il nostro stesso Cristo non è altro, nella sua visione e nella sua individualità apocrifa, che resti di leggende pagane, unificate dallo spirito nullo e della decadenza del paganesimo e della sua civiltà. – Tutto questo a causa della confusione mentale delle decadenze mescolata con elementi ebraici, indiani, egizi ecc. – mescolanza di cose eterogenee – come l’haggis scozzese. Il signore ha già provato l’haggis?