Recensioni / Le colpe adulterine del doctor K

Clio Pizzingrilli, Il tessitore, Quodlibet, Macerata 1997, pp. 100, Lit 18.000.

Una brutta mattina (che da un certo punto di vista potrebbe anche non essere troppo brutta) un uomo si sveglia, imprevedibilmente, nudo nel gran letto di una stanza, che non sembra proprio la sua, in mezzo a due donne che hanno dormito con lui: ma lui, proprio, non se n'era accorto. Sono due femmine fellinianamente matronali, apparentemente disinibite, piuttosto volgari. Ma carnalmente, in qualche modo, attraenti. L’uomo (forse un tessitore, che vorrebbe uscire per intrecciarsi con gli altri nel mondo) si mette invano sulla difesa. Subito viene coinvolto suo malgrado in una dialettica, o assurda, vicenda matriarcale e matrimoniale. È scapolo, ma deve accettare, pur mentendo (o almeno credendo di mentire), di discolparsi di colpe maritali forse mai commesse. Ma, come se ciò non bastasse, entra nella stanza una folla frenetica, esaltata, che decisamente lo mette sotto processo senza complimenti: e, infine,la protezione sponsale gli tornerà anche utile. I suoi adultèri, le sue fughe e le conseguenti accuse muliebri non sono poi così disperanti, quanto invece le diatribe (sociali, teologiche, etiche) che si vanno esasperando all'incalzare di quella masnada crudele, un moloch individuato con un attributo unico, onnicomprensivo (e non, come una trama, distinguibile): "tutti quanti". Tutti quanti fa questo, tutti quanti dice quello, tutti quanti non concede tregua.
Qualcuno potrebbe osservare che la storia, fra risvegli metamorfici e processi incomprensibili, ce l'ha gia raccontata un certo dottor K assicuratore frustrato di Praga. Tuttavia la verità scritturale è un'altra: perché se è vero "che la rivoluzione non è che il tentativo di .sottrarsi alla coscienza della legge, legge che inchioda gli uomini alla colpa da espiare ininterrottamente" (come ci ricorda il protagonista di questa vicenda pur sempre ebraico-cristiana e burocratica), è anche evidente che... tutto quanto non va preso troppo sul serio, se non .si vuole che tutto quanto finisca (salutarmente, per la verità) in una ridicola tragicommedia. E forse è vero, come dice Falstaff, che "tutto il mondo è burla": burla crudele, ma burla.
La scrittura narrativa (meglio, contronarrativa) di Pizzingrilli, fa di tutto per essere irriverente verso il serioso modello kafkiano (la cui evidenza tragica, comunque, non viene negata): plurilinguismo surreale (dal provenzale, all’ yiddish, al grammelot, più o meno sassone, anglo e no), asintattismo, e sfasatura temporale (tipico l'incipit: "Comincio a svegliarmi che potevano, essere almeno le sette di mattina... "), paradosso dialettico, e così via Con la messa in moto di una sorta di duchampiana macchina celibe, dal meccanismo inarrestabale, conseguente.
Biologico. E visto che si lira in ballo Wittgenstain, potremmo dire con lui: "Se abbiamo determinato arbitrariamente qualcosa, qualcos'altro deve accadere". Un (ir)racconto, questo di Pizzingrilli, per chi non ne può più delle commerciali brodaglie pseudopsicosentimentali degli ultimi anni.