Recensioni / Mimmo Cangiano. La nascita del modernismo italiano. Filosofie della crisi, storia e letteratura

Esiste il modernismo italiano? La serie di studi che negli ultimi anni si è meritoriamente adoperata per estrarre la definizione di “modernismo” dalle secche della accezione esecrata da Leone X, e riconsegnarla al mare aperto della critica letteraria del ventesimo secolo, ha - parlo in termini generali - voluto dimostrare che, come ha scritto Romano Luperini, Il modernismo italiano esiste (in Sul Modernismo italiano, Napoli: Liguori, 2012). Pur di raggiungere tale obbiettivo, e poi per finalmente depennare dai manuali l!idea di “decadentismo” letterario, ci si è sforzati di dimostrare quanto i letterati italiani abbiano assorbito le idee provenienti da Londra, da Parigi o dalla Mitteleuropa, inoltre quanto la generazione del !14 abbia capito e recepito la filosofia della crisi attraverso il pensiero di Nietzsche, Bergson, James, e come la classe dirigente dello stato giolittiano abbia saputo reimportare, per proprio tornaconto economico, le idee politiche della Roma imperiale attraverso l!esempio inglese.
Uno dei molti meriti di questo monumentale saggio di Mimmo Cangiano risiede, invece, nel sottolineare come gli intellettuali in Italia non abbiano passivamente recepito, ma abbiano attivamente partecipato (con le ovvie particolarità e idiosincrasie) alla costruzione di un pensiero modernista europeo. Tale evoluzione critica è resa possibile dalla premessa di partenza, che guarda al modernismo non come un movimento letterario tout-court ma come la “dominante culturale di una precisa fase storica” (20): il pensiero egemone di una borghesia che, nel periodo stretto tra il regicidio di Umberto I e la marcia su Roma, dovette fare i conti con la rapida modernizzazione industriale del continente e con lo sconvolgimento prodotto dalla prima guerra meccanizzata, ma anche con la crisi del soggetto e, in virtù delle contemporanee scoperte nel campo della fisica, con la scomparsa delle certezze newtoniane riguardo alle categorie di spazio e tempo.
L!approccio marxista del volume parte dalla definizione di “filosofia della crisi” di Lukács, fa riferimento alle Cronache di filosofia italiana di Eugenio Garin (Bari: Laterza, 1955) $ a cui una puntuale citazione in apertura del secondo capitolo (35) riconosce la primazia dell!analisi del periodo in esame attraverso lenti filosofiche, sociali, culturali $ e conduce sul modernismo un!analisi che tiene conto del lavoro di Fredric Jameson sull!epoca venuta dopo (The Cultural Turn, NY: Verso, 1998; Postmodernism. Or, the Cultura Logic of Late Capitalism, Durham: Duke UP, 1991). L!autore precisa che “tale approccio interpretativo ha reso possibile registrare la partecipazione degli intellettuali italiani ai dibattiti europei in corso, evidenziando come fossero perfettamente coscienti di essere parte di un confronto che superava i confini del Paese. La produzione culturale italiana del primo !900 è posta alla confluenza di analisi sia filosofiche che storiche, e tale approccio interdisciplinare ha permesso non solo di identificare la presenza in Italia delle tematiche correlate alla filosofia della crisi, ma anche di specificare la connessione fra l!ideologia modernista e alcune delle più importanti espressioni politico-culturali del tempo, come il nazionalismo, il populismo, il futurismo” (21).
Che la pratica critica marxista sia intrinsecamente più adatta alla trattazione della storia del modernismo, perché ne condivide la data di nascita, e perché (come dice Franco Moretti, citato a p. 15) “la lettura di sinistra, e anche marxista, della letteratura modernista è sempre più nettamente sorretta da teorie interpretative [. . .] che, in un modo o nell!altro, appartengono esse stesse al Modernismo,” resterà una questione aperta. Bisogna però riconoscere che nel caso in questione l!esito è felice, e sorprendente dal punto di vista sia microtestuale che macrotestuale. A livello microtestuale, ad esempio, Cangiano collega la fine del simbolismo all!emergenza dei processi industriali: “In fondo Dio, la possibilità di conferire significato simbolico all!immanenza, muore proprio nel momento in cui il lavoratore non può più vedere il prodotto d!insieme del suo lavoro e si focalizza sulle parti, sui dettagli” (13). A livello macrotestuale, invece, l!autore sorprende nella scelta degli autori e dei libri: mancano i modernisti canonici (Svevo, Gadda e Tozzi sono considerati eccezionali nel contesto del volume; di poesia non si parla), il capitolo su Pirandello serve giusto come introduzione: il romanzo I vecchi e i giovani, messo in rapporto con il saggio sull!umorismo, da una parte rileva le contraddizioni insite nella nuova poetica (vita e forma, flusso e staticità del fenomenico, razionalità e relativizzazione), e dall!altra indica nel “Risorgimento fallito” le cause storiche che hanno portato alla nascita del modernismo italiano.
Nei capitoli successivi gli intellettuali esaminati vengono presentati, plutarchianamente, a coppie: Papini e Prezzolini rappresentano il modernismo italiano degli inizi, e se Papini viene considerato uno straordinario diffusore delle posizioni di Nietzsche e Bergson, Prezzolini lettore di Stirner è il primo ad esaltare la contraddizione quale statuto gnoseologico permanente (62). I protagonisti del terzo capitolo, Soffici e Palazzeschi, il critico e l!artista, esemplificano la reazione dell!intellighenzia borghese di fronte alla teoria contingentista della conoscenza. Soffici altera nel tempo il proprio concetto di “stile,” passando da posizioni nichiliste a una aperta e motivata fede fascista; Palazzeschi invece si arrende alle contraddizioni del reale, e nel romanzo La piramide ristabilisce l!umorismo come unico possibile contatto tra idealismo e contingenza.
I capitoli successivi contengono coppie di pensatori che, pur organici alla classe di appartenenza, hanno cercato di confrontare la crisi modernista mettendone in evidenza le contraddizioni e i paradossi. Boine e Jahier rappresentano, rispettivamente, le dimensioni religiosa ed etica del modernismo italiano; il profilo del ligure serve, una volta per tutte, a sancire la congruenza intellettuale tra modernismo filosofico e modernismo religioso, mentre lo scrittore protestante risolve l!ansia del progresso $ secondo la lettura di Cangiano $ in un ritorno a valori pre-capitalistici, o comunque alternativi al capitalismo: “Ecco che il primato gnoseologico della prospettiva modernista (così come anche Boine l!aveva in fondo espresso) si rovescia in preminenza di un discorso socio-morale che trova compimento nel mito di un!integrazione in una comunità (quella contadina) che possiede dei valori stabili, seppur non riposanti nel primato della ragione teoretica, ma attivi nella prospettiva del dovere/lavoro che è fede tradotta in prassi” (404).
Nell!ultimo capitolo, le figure di Slataper e Michelstaedter rappresentano un confronto etico all!esprit du temps. Se Slataper sostiene la possibilità di un!oggettività conoscitiva collegata al dovere dell!individuo di conferire significato stabile alla realtà mediante un imperativo morale, il filosofo goriziano $ a cui Cangiano ha recentemente dedicato una monografia $ rappresenta il vero punto fermo dell!intero libro, colui che per primo ha identificato nel modernismo l!ideologia egemonica di una precisa fare storica: “Michelstaedter [. . .] è la cattiva coscienza del modernismo italiano: il punto in cui quella rivoluzione gnoseologica si attiva contro se stessa e, non dimentica dei risultati ottenuti (non dimentica che è nella propria epoca che la risposta a questa deve avere luogo), si riconosce come logica culturale di un momento storico” (501–02).
Il fatto che nelle intenzioni dell!autore La nascita del modernismo italiano non sia un volume di storia delle idee ma un libro dedicato alla storia degli intellettuali italiani (19), esime i lettori dal cercare un unico o univoco percorso epistemologico. Lo studio ci lascia tuttavia con il sospetto che, se riuscissimo a comprendere compiutamente il momento storico modernista, riusciremmo ad interpretare meglio anche questo nostro confuso presente.