Recensioni / Il "vitalismo sociale" di Hauriou e la genesi del legame civile

«Si tratta di sapere dove si trova, nella società, il potere creativo, se cioè siano le regole giuridiche a creare le istituzioni o se non siano piuttosto le istituzioni a creare le regole giuridiche». E questo il problema che affronta uno dei maggiori giuristi francesi, anche se la definizione gli veste un po' stretta, della Terza Repubblica, Maurice Hauriou (1856-1929). La questione sta al cuore di un intenso saggio del 1925, La teoria dell'istituzione e della fondazione. Saggio di vitalismo sociale, ora pubblicato da Quodlibet con l'attenta curatela di Andrea Salvatore (pagine 154, euro 16,00). In esso il sottotitolo, spesso trascurato dagli studiosi, è indispensabile per dare senso al lavoro di Hauriou.
Fervente cattolico e convinto repubblicano di ispirazione liberal-conservatrice, Hauriou appartiene alla generazione di giuristi, insieme a Léon Duguit e Raymond Carrè de Malberg, che contribuiscono a costruire l'impianto giuridico-amministrativo della Terza Repubblica, dopo il cocente rovescio subito da Napoleone III nel 1870. Tuttavia rinchiuderlo nella definizione di giurista, e per di più amministrativista, suona limitante. Non solo per il significato che il diritto amministrativo occupa nel sistema francese, ma anche per la visione giuridica che emerge da queste pagine.
Sicuramente sui generis, è un giurista che pone al centro della sua riflessione domande che portano l'attenzione sulla genesi del legame sociale e su quanto è comune a una comunità. Infatti è da lì che nascerebbero le istituzioni, secondo Hauriou, e non semplicemente da un atto giuridico o politico di un soggetto, sia esso lo Stato o un individuo. L'istituzione sarebbe un'unione di più persone che cooperano in vista di una impresa comune. «L'elemento più importante di ogni istituzione — scrive il giurista di Tolosa — è l'idea dell'opera da realizzare all'interno di un raggruppamento sociale o a vantaggio di esso. Ogni corpo costituito è tale in vista della realizzazione di un'opera o di un'intrapresa». E questa realizzazione impone rischio e assenso intellettuale perché prevede una «comunione d'azione». Lungi dal cadere in irrealismi utopistici, Maurice Hauriou sa bene quanto un'istituzione, per esserci, necessiti di un potere e di una procedura. Tuttavia «le idee direttive costituiscono il principio vitale delle istituzioni sociali, alle quali conferiscono una vita loro propria, separabile da quella degli individui, nella misura in cui le idee stesse sono separabili dalle nostre menti e agiscono su di esse». Solo da loro nascono diritto e aggregati sociali.