Recensioni / Il Celeste Impero si sveglia con Ricci

Da Pechino a Macerata rinascita di iniziative sul grande missionario sinologo, simbolo della nuova apertura politica della Cina al mondo La città natale inaugura un Istituto con biblioteca, sito Internet ed esposizione Nel 2003 la mostra sui Ming

Per farsi un'idea dell'esatta dimensione dei grattacieli di Nevv York, la cosa migliore è salire in barca e allontanarsi da Manhattan per ammirarne, da lontano, la skyline. Qualcosa di simile avviene per certi uomini, la cui effettiva statura culturale e la profondità del segno che hanno lasciato nella storia si percepiscono soltanto col passare del tempo. Ricci è uno di questi. Man mano aumenta il numero degli anni che ci separano dalla sua morte, emerge, in tutta la sua grandezza e originalità, la figura del fondatore delle moderne missioni cattoliche in Cina. Se infatti c'è un futuro per l’inculturazione della fede cristiana in Cina, passa indiscutibilmente per la via tracciata da Matteo Ricci. Il 24 ottobre scorso, in un discorso che ha fatto epoca - tenuto in occasione di un convegno internazionale per i 450 anni della nascita del grande gesuita - Giovanni Paolo II lo ha affermato a chiare lettere. Negli ultimi mesi le iniziative culturali per ricordare la figura di Li Madou, «il Saggio d'Occidente» (come ancor oggi viene chiamato) si sono letteralmente moltiplicate: più che in ossequio formale agli anniversari, sulla spinta di una convinzione precisa, ossia che il dialogo tra la Cina e il cristianesimo (prima che tra il regime di Pechino e il Vaticano) debba ripartire da Ricci e dalle sue intuizioni. Tra i protagonisti del revival ricciano c'è Macerata, la città natale. Nel marzo scorso presso la locale Università è stato aperto l’Istituto Matteo Ricci, che va così ad affiancarsi alle altre cinque istituzioni che nel mondo (a San Francisco, Taipei, Macao, Pechino e Parigi), tengono alto il nome del gesuita. Alla realizzazione del progetto - che ha tra i suoi scopi il dialogo tra Occidente e Oriente, come «priorità strategica per i prossimi decenni» - hanno collaborato amministrazioni locali e diocesi. I primi frutti dell'Istituto marchigiano sono due monumentali pubblicazioni, entrambe edite da Quodlibet sotto la supervisione scientifica di Piero Corradini, docente di Storia dell'Asia orientate alla Sapienza. Il primo, Della entrata nella compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, rappresenta l’opera fondamentale storico-scientifica di Matteo Ricci; l'altro raccoglie le Lettere, 54 scritti tra ufficiali e familiari, vergati dal Ricci dall'India e dalla Cina nel periodo compreso tra 1580 e 1609. Un tesoro di preziose testimonianze nel quale «colui che avviò e pose su salde fondamenta Il primo incontro significativo dell'Occidente con il Celeste Impero descrive se stesso e il mondo straordinario e nuovo che si apre davanti a sé», avvalendosi di una cultura finissima abbinata alla concretezza tipica dell'uomo di azione che spesso si trova ad affondare in assoluta solitudine le insidie di un continente in gran parte ignoto. I programmi dell'Istituto Ricci di Macerata sono ambiziosi: si prevede di aprire una grande biblioteca ricciana, allestire un sito Internet specializzato e promuovere rapporti di collaborazione con university e istituzioni culturali cinesi. E già si lavora per l’allestimento, nell'estate 2003, di una mostra su «Matteo Ricci alla corte dei Ming», in collaborazione con il Museo di Shenyang, e di un'esposizione permanente su Ricci che dovrebbe essere ultimata nel 2010. Intanto, dall'Estremo Oriente arriva la notizia che è stato completato, dopo 52 anni di intenso lavoro, il Grande dizionario enciclopedico franco-cinese Ricci, frutto di una collaborazione fra i due Istituti di Taipei e Parigi: 9000 pagine, con migliaia di termini di ben 180 branche dello scibile, dall'astronomia al buddismo, dalla medicina alla finanza. «Il risveglio degli studi ricciani - osserva padre Angelo Lazzarotto, missionario del Pime, esperto sinologo - e maturato nell'ultimo ventennio, tra l'anniversario del suo arrivo in Cina (1582) e quello del suo ingresso nella capitale del regno di mezzo (1601), in coincidenza anche con la nuova politica di Deng Xiaoping, che ha aperto al mondo il colosso cinese». Ma dove sta la modernità di Ricci? «Padre Matteo Ricci si fece talmente "cinese coi cinesi" da diventare un vero sinologo - ha spiegato il Papa il 24 ottobre scorso -, poiché nella sua persona seppe realizzare una straordinaria armonia interiore tra il sacerdote e lo studioso, tra il cattolico e l’orientalista, tra l’italiano e il cinese». Ancora: Ricci elaborò la terminologia cinese della teologia e della liturgia cattolica, «creando così le condizioni per incarnare il suo messaggio evangelico e la Chiesa nel contesto della cultura cinese». Uno degli aspetti che rendono attuale l’opera di Ricci in Cina è la profonda simpatia che il gesuita nutrì fin dall'inizio verso il popolo cinese, la sua storia, cultura e tradizione. Una conferma viene dalla fitta rete di amicizie che il missionario attentamente coltivò durante i suoi 28 anni di vita nel regno di Mezzo. Una passione culturale, la sua, un'apertura tale - ha scritto papa Wojtyla - «da portarlo a studiare, interpretare e spiegare l’antica tradizione confuciana, proponendo così una rivalutazione dei classici cinesi». Sulle orme di Ricci, pioniere degli scambi culturali tra Occidente e Oriente, si muoverà quest'estate un piccolo gruppo di viaggiatori-pellegrini. L'iniziativa (vedi box a lato) condurrà i partecipanti in alcune delle località più significative della storia religiosa della Cina. Fino a Pechino, laddove la tomba di Matteo Ricci è tuttora venerata anche dai cinesi. Credenti e no.
asman safe, giovannr