Recensioni / La straordinaria figura del sacerdote, missionario in Asia fra '500 e '600, emerge in due nuove pubblicazioni

Ci fu un uomo straordinario che a ventisei anni iniziò lo studio della lingua cinese e l’apprese così perfettamente che scrisse opere considerate capolavori di quella lingua; un uomo che studiò così a fondo le opere filosofiche del celeste impero da poter discutere con qualunque saggio senza temere confronti; un uomo che vide morire i suoi più giovani collaboratori e solo continuò ad andare avanti; un uomo che giunse a far parlare di sé l’imperatore nascosto nella città proibita; un uomo che utilizzò tutte le sue profonde conoscenze per far giungere la parola del Vangelo nel cuore di Pechino; un uomo che null’altro al mondo desiderava se non far conoscere Cristo; quest’uomo si chiamava Matteo Ricci». In queste parole c’è forse un po’ di retorica,ma solo un poco. In effetti Matteo Ricci è stato davvero un grandissimo genio del suo tempo,ma soprattutto un missionario straordinario, un uomo che obbedì alla chiamata di Dio e giunse, fra enormi difficoltà, a proclamare la fede cristiana nel cuore della città proibita. Per far conoscere la vita e il pensiero di questo gesuita che visse fra il XVI e il XVII secolo, sono disponibili due ottime biografie. La prima è fresca di stampa (Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming), scritta con grande attenzione da Michela Fontana, giornalista che è vissuta per tre anni a Pechino. Un ritratto vivacissimo che non rinuncia ad offrire al lettore i dati essenziali per comprendere il contesto in cui si mosse il grande gesuita che stupì la Cina per la sua memoria prodigiosa, le sue conoscenze matematiche, astronomiche e filosofiche. La seconda biografia ha già un anno vita ed è stata scritta da Filippo Mignini, direttore dell’istituto Matteo Ricci di Macerata, città natale del gesuita. Mignini è a capo di un progetto ambizioso che intende pubblicare in italiano le opere del Ricci. La sua opera (Matteo Ricci. Il chiosco delle fenici) ha la forma di un romanzo storico e risulta di piacevolissima lettura. Ma l’involucro custodisce sia il prezioso tesoro della biografia di Matteo, sia la presentazione del suo pensiero. Ne viene un impasto riuscitissimo dove le straordinarie ed avventurose vicende del missionario lasciano il posto alle citazioni delle lettere e degli scritti e in cui traspare l’itinerario spirituale di un uomo tutto di Dio, dedito interamente alla causa del Vangelo. Lo stesso Mignini ha dato alle stampe il terzo volume delle opere di Ricci, il bel trattato Dell’amicizia (Quodlibet). Considerato uno dei capolavori della letteratura cinese e inserito nella selezione della Letteratura Universale della Cina, il piccolo trattato fu scritto dal gesuita in soli tre giorni. Era l’agosto del 1595 e Matteo conobbe il principe di Jian’an, Zhu Duojie. Nacque fra i due uomini un’intesa speciale e il nobiluomo chiese a Ricci come era considerata l’amicizia in Europa. Ricci si ritirò in silenzio e attingendo alla sua prodigiosa memoria e aiutandosi con qualche repertorio che aveva con sé, scrisse un’ottantina di sentenze di autori occidentali, soprattutto latini e greci, sul tema designato. In un secondo momento lo stesso gesuita portò le sentenze a cento e le tradusse in italiano. L’edizione di Mignini è davvero esemplare per accuratezza ed acribia: v’è una pregevole introduzione, il testo originale cinese, la traduzione in italiano dello stesso Ricci, una versione in lingua corrente, abbondanti note di commento che analizzano le fonti utilizzate e una serie di utili indici. Quella di Ricci rimane una testimonianza preziosa e di grandissima attualità. Egli infatti non solo evangelizzò, convertì e battezzò uomini e donne in gran numero, ma ideò un modello missionario e quindi un modello di Chiesa. Il suo non era «il metodo ovunque praticato della tabula rasa: cancellare dapprima i caratteri e i segni distintivi della cultura del popolo da evangelizzare, per impiantarvi la religione e la civiltà cristiana»; al contrario Ricci stimava e rispettava profondamente la cultura cinese e su quel grandioso impianto inseriva la Parola del Vangelo, senza ambiguità.
Una lezione di sapienza cristiana che ha anticipato di secoli la teologia della missione. Un vero granello di senapa gettato nell’immenso campo della Cina, un granello che certamente fa e farà germogliare un grandioso albero.

F. Mignini, Matteo Ricci. Il chiosco delle fenici, Il lavoro editoriale, Ancona 2004, 20 euro;
M. Fontana, Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming, Mondadori, Milano 2005, 18,50 euro;
M. Ricci, Dell’amicizia, a cura di F. MIGNINI, Quodlibet, Macerata 2005, 24 euro