Recensioni / I libri del mese

«Abitualmente, il design è destinato a rassicurarci, a confortarci, e non a destabilizzarci. Ma esiste anche un design degli oggetti esigenti, che non ci lasciano tranquilli, che ci pongono delle domande» afferma il designer austriaco Robert Stadler. Emanuele Quinz, storico dell’arte e curatore interessato alle zone di convergenza tra le discipline artistiche, elabora una serie di conversazioni in questo nuovo volume che rappresenta a tutti gli effetti un’analisi comparata della ‘disciplina design’. Si parte dalle riflessioni dei designer stessi per arrivare ad un’analisi più generale.

Uno spaccato generazionale che va dai pionieri del «controdesign» come Ugo La Pietra e Gianni Pettena, ai rappresentanti del design concettuale olandese e del Critical Design degli anni Novanta, fino ad alcuni fra i principali autori dell’odierna scena internazionale, come Martino Gamper, i fratelli Bouroullec o Matali Crasset.

Un quadro esaustivo che intende fare chiarezza sulla natura del design del XXI secolo, sottolineando la pluralità delle posizioni, ma anche la trasmigrazione delle idee: un fenomeno ormai possibile proprio grazie allo status peculiare di questa materia. Una disciplina sempre in bilico tra arte e industria, che si avvia ad essere sempre più determinante per le sorti dell’architettura e dell’urbanistica del nostro tempo.

Quinz si avvale della propria formazione storica per penetrare nei processi creativi indissolubilmente legati all’arte, e quindi non vincolati a finalità strettamente funzionali. «È impossibile definire il design. Sempre più spesso ci imbattiamo in questa affermazione, da parte di critici e storici del design. Un vezzo? o l’ammissione di un’impossibilità reale – di identificare e delimitare le frontiere di un fenomeno troppo esteso o sfuggente. Come se non si trattasse più di una disciplina all’interno di un sistema delle arti, di un settore professionale e produttivo all’interno di un sistema economico, di un campo di tecniche, concetti, pratiche e tradizioni all’interno di un orizzonte culturale, ma al contrario di una nozione a cui si presta una forma di universalità: il design è tutte queste cose, e molto di più», spiega Quinz. Imperdibile per chi desidera approfondire e capirne di più.