Recensioni / Celati, la letteratura come forma di vita

Un prezioso volume che dovrebbero leggere tutti quelli che vogliono imparare l'arte della lettura e della scrittura e «Narrative in fuga» di Gianni Celati, forse il maggior scrittore italiano vivente che da alcuni decenni vive a Brighton in Inghilterra. Si tratta di una raccolta di saggi e prefazioni scritte nell'ultimo trentennio che spaziano da Melville a Swift, da Céline a Perec, da Flann O'Brien a Mark Twain, da Stendhal a Joyce. Bartleby, il protagonista dell'omonimo racconto di Melville, «lo scrivano che rinuncia a scrivere e rimane immobile a guardare un muro», ripete un'unica frase come ritornello: «Avrei preferenza di no». Apatico e inerte, si affida al silenzio e si lascia morire. Stupendo il saggio su «La certosa di Parma» di Stendhal, un inno alla felicità e alla gioia, dove Celati è affascinato dalla velocità di scrittura e di percezione dello scrittore francese e dalla descrizione della corte di Parma «una miniaturizzazione delle tendenze del secolo, un modo per riassumere la commedia del gioco politico, del dispotismo, dell'intrigo e dell'opinione pubblica». Se Céline è per lui «uno dei più grandi innovatori letterari- del suo secolo» per il miscuglio di argot, di lingua parlata parigina e lingua letteraria, Mark Twain è originale perché usa una lingua parlata fluida che conquista il grande pubblico, una lingua dialettale e campagnola molto diversa da quella letteraria di Poe, Hawthorne e Melville. Celati è affascinato dai personaggi che hanno come prospettiva la linea di fuga, dai «flâneurs» che osservano le cose, le persone e gli oggetti con uno sguardo straniato, dove ciò che è strano sembra normale e viceversa, come fa il protagonista di «Un uomo che dorme» di Perec, uno studente che deve far passare il tempo: «Nessuna gerarchia, nessuna preferenza. C'è solo la tua camminata, il tuo sguardo, che si posa e scivola via, ignorando il bello e il brutto, il familiare. Piazze, strade, spiazzi e viali, alberi e inferriate, uomini e donne, cani e bambini, attese, resse, veicoli e vetrine. Conosci soltanto la tua propria evidenza: quella della tua vita che continua, del tuo respiro, del tuo passo, del tuo invecchiamento. Vedi la gente andare e venire, la folla e le cose farsi e disfarsi»