Recensioni / Nuove raccolte celatiane | Segnalazioni

Trovare tra le novità dei libri stampati un pensiero tanto sincero, fraterno e leale è un evento ultimamente davvero raro. Non si trova niente di fresco al pari dell’originalità, della schiettezza e della passione che Gianni Celati ha messo per iscritto in questi anni. La sua è un’attività che va talvolta nella direzione della letteratura e talvolta nella direzione della filosofia, quest’ultima intesa come quell’attività per cui si seguono fedelmente e senza sosta le proprie idee, come può aver fatto Leopardi con il suo Zibaldone, per citare un esempio. Non si può non essere d’accordo con questo grande autore perché, anche dissentendo, si ammira l’inconsueto dei suoi andamenti discorsivi e la singolarità delle sue soluzioni, senza nulla concedere ai luoghi comuni. Insistere così appare quanto mai necessario, perché Celati non gode ancora purtroppo del successo che meriterebbe.

Si tratta di una raccolta, edita da Quodlibet, di prefazioni ad autori tradotti o prediletti (Joyce, Céline, Melville e altri), che ormai si reperivano con molta difficoltà: Narrative in fuga. E poi di una riedizione di un volume (che raccoglie interviste, scritti di carattere narrativo e saggistico, recensioni su Gianni Celati e curiose fotografie) che “Riga” aveva pubblicato qualche anno fa, qui ampliato con notevoli aggiunte: Gianni Celati, Riga 40. Si trovano cose edite, che conforta sempre rileggere, e cose inedite. Tra queste, citando un po’ alla rinfusa, l’affermazione che per scrivere in maniera involontaria non ci si debba riempire la testa di chiacchiere, come faceva Breton, ma sia necessario invece svuotarla; che raccontarsi storie va bene soltanto quando si vuole passare piacevolmente del tempo insieme (Boccaccio avrebbe detto, per sconfiggere la noia) e non invece quando lo si fa per mostrarsi in qualche modo, per dimostrare qualcosa di se stessi agli altri. Troviamo inoltre la confessione che Finzioni occidentali sia stato scritto anche per insofferenza verso la sinistra di quel tempo che inneggiava alla ragione «bollando tutti gli altri di irrazionalismo». Si trova un’interessantissima ascendenza lessicale riguardo alla parola “disfazione”, che ha molta centralità nel racconto Condizioni di luce sulla via Emilia. Celati, in un’intervista, ci dice che viene da Leonardo da Vinci e così Menini, il dipintore protagonista della novella, che osserva con meticolosa attenzione ciò che appare ai suoi occhi, assume ora un’illustre caratterizzazione. Dipintore, disfazione e altre specie di neologismi come “vivenza” (a metà tra “vita” e “esistenza”), che Celati utilizza altrove, comunicano tra le altre cose della sua distanza dalla lingua della tradizione letteraria italiana e dalla pesantezza che spesso l’accompagna.

E poi si trovano altissimi e anche un po’ misteriosi pensieri riguardo a Henri Michaux e alla sua «scrittura a perdere»: una specie di totale rinuncia alla volontà e alle intenzioni. Pensieri che forse per essere chiariti devono essere accompagnati a quel commento, contenuto sempre in queste pagine, su Robert Walser: «se c’è una cosa che mi attira verso Walser, […] sono questi “microgrammi”, dove evidentemente c’è questa cosa a cui punto: il fatto che nello scrivere lui si perde». Sempre su Michaux si trova una curiosa teoria dell’origine e cioè che gli elementi del mondo sono apparsi e si sono concretizzati perché sono stati inventati da «fissazioni maniache» e dice: «ogni luogo così diventa immaginario». I luoghi e i paesaggi sono da sempre elementi fondamentali per il nostro scrittore-camminatore e il libro dove tutto ciò è incarnato nella forma forse più originale è Verso la foce. Troviamo un commento su questo libro, in un’intervista, che è anche un pretesto per chiarire la sua idea di realtà: «Volevo scrivere qualcosa di “reale”, invece non ho mai scritto nulla di più visionario. Questo perché per lo scrittore la realtà non esiste. Lo scrittore realizza continue proiezioni».

Ecco solamente alcuni esempi che spiegano come questi due libri siano una miniera per comprendere meglio uno degli scrittori più colti che recentemente ha avuto la letteratura italiana. Ma i due libri sono anche un modo per scoprire un autore che finalmente utilizza un linguaggio nuovo e dà il suo prezioso contributo alla lingua italiana.