Recensioni / Alberto Piancastelli, Pignolerie

“Mi aspettavo qualcosina di più, son sincero”. Un commento opportuno su Tripadvisor, non per una poesia, tanto più se parliamo di Spesso il male di vivere di Montale o L'infinito di Leopardi. Eppure è il giudizio che Alberto Piancastelli dà a 24 componimenti di otto poeti della tradizione italiana.
Al contrario dei tesori artistici, che sono mete di pellegrinaggi turistici coercitivi (se vai a Milano, anche solo per vedere una partita, guai a non entrare in Duomo), la letteratura, e tanto più la poesia, hanno un anticorpo: alla fine del percorso scolastico nessuno è più obbligato a frequentarle.
Piancastelli abbatte i recinti scolastici e accademici in cui è rinchiusa la poesia e in Pignolerie si fa turista tra i versi. Non li osserva distrattamente, come se si trovasse in una comitiva annoiata di un viaggio organizzato, ma con estrema pignoleria, proprio come i turisti che visitano il Colosseo per poi "recensirlo" su Tripadvisor. Per esempio Riccardo C, che lo scorso gennaio scriveva: "Più celebre che bello. Molto meglio l'Arena".
Allo stesso modo Piancastelli osserva che Montale non era accurato nel lessico ("un male non si incontra ma si contrae. Era più corretto dire `Spesso il male di vivere ho contratto'") e i suoi colleghi non brillavano per precisione dei contenuti. Potrebbe essere scambiato per un iconoclasta che vuole buttar giù le statue delle nostre patrie lettere, se non fosse che al posto di funi e vernici usa l'ironia e l'autoironia (e che alle poesie non si ergono statue, per fortuna).
A picconare Foscolo, del resto, ci aveva già pensato Gadda, che lo definì "il più grande strafalcionista del lirismo italiano ottocentesco" e lamentò, tra le altre pomposità delle sue poesie, il fatto che ci fossero "più vergini nei millenovecento versi del Foscolo che in tutta la storia di Roma antica... Nelle Grazie poi, sono vergini anche i quadrupedi". Piancastelli ha letto Gadda e si è fatto prendere la mano.
Il "critico della strada" di cui veste ironicamente i panni non è incolto. Per commentare L'infinito, per esempio, tira fuori la formula che mette in relazione distanza dell'orizzonte e altezza dell'osservatore. Mentre al Pascoli de La quercia caduta obietta che la capinera che "cerca il nido che non troverà" forse si è dimenticata dove l'aveva fatto, visto che questo passeriforme predilige i cespugli di sempreverdi alle querce.
Quindi ci troviamo di fronte a un critico esperto di ornitologia, meteorologia, fisica, logica, acustica, biologia, ma incapace di comprendere i sottintesi e le figure retoriche del linguaggio, anche quello quotidiano. E qui viene, al di là del divertissement, il senso del libro, che da una parte ci dice che non capire la poesia significa non saper maneggiare il linguaggio, anche quello quotidiano. E dall'altra parte ci suggerisce che per far uscire la poesia dal consumo esclusivamente scolastico, questa deve essere messa in discussione, entrare in viva dialettica con la realtà e con il resto del linguaggio, anche quello quotidiano. Non quindi intoccabili messaggi divini sussurrati all'orecchio eletto dalla musa Euterpe, ma modi diversi (e a volte eccellenti) di esprimere il pensiero.
Forse si può dire di aver capito davvero il Sabato del villaggio solo dopo essersi accorti delle contraddizioni che contiene. Per esempio che è strano che il falegname lavori di sera per "fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba" se il giorno dopo è domenica, l'alba nelle Marche in quel periodo dell'anno arriva alle cinque e mezza, e "chi è quel committente che chiede una consegna con scadenza alle quattro del mattino della domenica?"