Recensioni / Herzog

Oltre l'intervista immaginaria, c'è l'auto-intervista. Per scriverne una bisogna essere disperati e paranoici o ironici. Louis-Ferdinand Céline era uno scrittore disperato, paranoico e ironico, per questo nel 1954 uscirono a puntate su «La Nouvelle Revue française» (NRF) gli Entretiens avec le Professeur Y che ora vengono pubblicati da Quodlibet come Colloqui con il professor Y. E si ritrova il ritmo céliniano, il triplo punto e il tritare tutto, l'invettiva e l'analisi impietosa, come poi in seguito sapranno fare solo igrandi comici americani. Perché Céline seppe trasformare il suo isolamento in pulpito e farsi rivoltoso senza condivisioni. Combatteva solo ea volte nemmeno per sé. Pagava le sue idee, assurde, da cattiva strada, ma poi c'era la sua scrittura che non veniva presa in considerazione nella Francia degli anni Cinquanta, nonostante GalIimard. E non trovando recensori né intervistatori, in assenza di domande, ri mediò parodiando e giocando.11 risultato è la «solita» unicità all'ombra, non male per un emarginatoh disperato, paranoico e ironico.