Recensioni / I turbamenti del giovane Tolstoj che scopre la vita

In rari casi nella storia della letteratura si conta un esordio insieme maturo e fresco come fu quello di Infanzia, romanzo che Lev Tolstoj pubblicò nel 1852, a ventiquattro anni, ottenendo un immediato, straordinario e meritato successo. Due anni dopo fu la volta di Adolescenza, seguito tre anni più tardi da Giovinezza: con un quarto libro (mai scritto) Tolstoj proponeva così ai lettori una tetralogia dedicata alle età dell'uomo. A imprimere la nitida impronta umana del Tolstoj grande scrittore resta così Infanzia Adolescenza Giovinezza, trittico narrativo di folgorante bellezza ora avvalorata dalla pregevole traduzione di Enrichetta Carafa D'Andria e Peter Zveteremich (Quodlibet, pagine 496, euro 18). Con pura maestrìa Tolstoj plasma e orienta il punto di vista del narratore (bambino, poi ragazzo e giovane), di volta in volta spostandolo così da sortire l'effetto di una intonazione ogni volta sintona alle diverse voci narranti che si succedono. Ciascuno dei tre libri concatenati possiede una sua cifra peculiare; con cambi di stile impalpabili quanto magistrali, lo sguardo infantile si trasforma nell'incerto ipersensibile osservare proprio della pubertà, per infine schiudersi nello scaltro modo di vedere il mondo che è di un giovane. E tutto questo senza che al centro del racconto smetta di essere, più ancora dell'occhio, l'ascolto. Sentire. Dell'infanzia c'è la magia e la vulnerabilità: l'incanto ma anche il dolore. Il materiale autobiografico (ancora piccolissimo Tolstoj divenne orfano di madre) rende eccezionalmente vivida e commovente la morte della madre del protagonista, con pagine straordinarie sulla veglia funebre e sul tempo passato accanto al cadavere, «lì fu il vero dolore, prima e dopo i funerali c'era piuttosto amor proprio». La percezione del mondo degli adulti si stratifica su illusione e disincanto; se fino a quel momento a guidare la vita erano state «le due migliori virtù, l'innocente allegria e il disinteressato bisogno d'amore», il dolore per quella perdita famigliare è spartiacque che conclude un primo atto e traghetta verso l'adolescenza. Secondo un rapporto con gli altri adesso più ombroso, molto meno lieto di quanto non fosse nella felice socialità infantile, con l'affacciarsi del mistero dell'amore incominciano le domande su se stesso. Un primo innamoramento esplode e s'impone al cuore, contemporaneamente alla scoperta del valore dell'amicizia: genesi progressiva di una costellazione di valori morali che sarà oggetto di infiniti soliloqui solitari. Di nuovo riverberando la vita realmente accaduta dello scrittore, l'indole riflessiva del personaggio adolescente lo spinge verso una profonda crisi spirituale. «Il contrasto fra la posizione d'una persona e la sua attività morale è il segno più sicuro della verità», Tolstoj scrive prima che il racconto non si concentri sulla terza parte, quella della giovinezza. Ovunque, disseminate come perle preziose, descrizioni della natura, di campagne, alberi, cieli, particolari momenti del giorno. Il racconto dell'arrivo di un temporale occupa varie pagine di una bellezza struggente. Memoria e invenzione si amalgamano, e ciascuna età della vita trova parole per dirsi, una diversa declinazione, peculiare al tempo che le è proprio. «Senti la traccia di un pensiero e ti sforzi di resuscitarlo»; sta in quella "resurrezione" (titolo di altro capolavoro tolstoiano scritto trent'anni dopo) una precocità di pensiero, una matura consapevolezza e comprensione delle regole della vita, un particolare genere di sapere di cui il protagonista non si vanta ma cui di continuo attinge. "Giovinezza" è allora sinonimo di una ricerca di perfezione morale troppo alta e assoluta per non incagliarsi nella complessità degli altri esseri umani una spirito, la necessità di raccoglimento nel silenzio e nella preghiera non escludono altre fasi, altri rovelli, scelte di diverso tenore che verranno. La centralità dei rapporti d'amore stimola un pensare logico, risveglia uno sguardo lucido sui rischi dell'abnegazione tanto quanto sulle profonde virtù dell'amore incondizionato, quello che Tolstoj battezza "amore attivo", dove la gioia non chiede nulla in cambio se non poter continuare a elargire se stessa. A un mondo femminile opaco, il giovane predilige l'universo delle amicizie maschili. Sfere impegnative, venate di rivalità e di attrazioni, di ricerca perfezionista della perfezione, di attese, di brusche virate di percorso. La tensione si addensa in una costante ricerca di una definizione etica del mondo. È nello schema di un prisma in primo luogo morale che dedizione, devozione, impegno, persino trasgressione, si incanalano insieme dando valore alle diverse età di un giovane uomo.