Recensioni / Ideologie, equivoci e cantonate

Con un taglio inedito e il suo stile arguto, Alessandro Del Puppo rilegge l’arte del Novecento segnalando alcuni gravi scivoloni ideologici, ma anche riportando a galla vicende confusamente note a cui restituisce contorni precisi. Il libro raccoglie dieci saggi dedicati ad altrettanti equivoci, interpretazioni passate attraverso lenti distorte che hanno segnato la storia della critica e l’immaginario del pubblico. Con rigore bipartisan, ce n’è per tutti: un Tintoretto che dopo una mostra del 1937 si ritrova “fascista”, propagatore di idee che non avrebbe mai potuto nemmeno immaginare, e un Gustave Courbet che alla Biennale di Venezia del 1954, coinvolto nella battaglia politica ed estetica tra realisti e formalisti, da comunardo diventa “comunista”. Infine, sempre nell’ottica di «scavalcare le contrapposizioni e le cesure di comodo», Del Puppo rievoca le vicende di autori eccentrici che sfidarono il mainstream, come Corrado Cagli, e di artisti come Guttuso e Burri, che al di fuori degli schieramenti politici intrecciarono una loro entente cordiale.