Recensioni / In libreria - Saggistica

A febbraio l’articolo di Agamben intitolato L’invenzione di un’epidemia scatena polemiche; seguono altri interventi, ora raccolti in questo testo. I punti centrali della riflessione sono due: 1. com’è potuto accadere che la popolazione accettasse le restrizioni alla propria libertà imposte dai DPCM; 2. l’epidemia è l’evento che permette alla politica, tramite lo “stato di eccezione”, di costruire una nuova società, che ha nella tecnologia e nel distanziamento sociale i paradigmi e nella “biosicurezza” il dispositivo di governo. La riflessione è doverosa, e fortunatamente è stata fatta da più voci (anche su questa rivista, nel numero di aprile); quel che manca, tuttavia, in questi brevi interventi di Agamben che finiscono per attorcigliarsi su se stessi, ripetendosi, è un approfondimento e un passo in avanti. In qualche modo, manca la realtà: da una parte i meccanismi mediatici con cui il governo ha instillato quotidianamente la paura nei cittadini, dall’altra le ragioni del confinamento e della repressione messi in atto, ossia evitare i rischi di tensioni sociali conseguenti alla disastrosa situazione della sanità pubblica e alla successiva crisi economica. Sono aspetti da cui non si può prescindere se si vuole capire e reagire a ciò che sta accadendo.