Recensioni / Storia

"La finzione è anche una posizione dell'interprete. Non tutto è finzione", scrive Piglia in L'ultimo lettore, "ma tutto può essere letto come finzione". Sarebbe esagerato considerare, svariati secoli dopo la sua stesura, Scoperta e conquista del Perù alla stregua di un testo di finzione, eppure sono innegabili le qualità letterarie del soldato di ventura e poi cronista de Indias Cieza de León (nato intorno al 1518 e morto nel 1554), così come sono innegabili le qualità letterarie di colui che ne raccoglierà il testimone, l'Inca Garcilaso de la Vega. Oltre a essere un prezioso resoconto storico, il recente volume Quodlibet è un avvincente e tragico romanzo di avventura in cui le certezze del cronista spagnolo sono messe a dura prova, come si evince per esempio da questo passo in cui si condannano le crudeltà dei Conquistadores: "li facevano ammucchiare tutti insieme avendo per giaciglio il suolo, anche quando era gelato, e per coperta il cielo, e lì li tenevano; [...] i sorveglianti li facevano star quieti loro malgrado coi pomi delle spade o con pali. Questo, e anche di peggio, io ho visto coi miei occhi fare a questa popolazione sventurata, molte e molte volte, e i miei lettori abbiano pazienza se mi dilungo in questo racconto e approfittino di quel che leggono per supplicare Nostro Signore che ci perdoni peccati tanto gravi". Scoperta e conquista del Perù è il terzo episodio di un progetto titanico che comprende quattro libri, ma può essere apprezzato anche autonomamente