Recensioni / La prima passeggiata con Walser

L’opera di Robert Walser è stata pubblicata in Italia da Einaudi, Bompiani; è soprattutto ritrovabile, con una linea di sistematicità, nel catalogo della casa editrice Adelphi. Ma per un nitore, e quasi intimità, è da apprezzare l'edizione di prose walseriane, Una cena elegante, nella sigla editoriale «Quodlibet» di Macerata (in una collana che si apre con il volume che raccoglie congiuntamente due saggi di Gilles Deleuze e Giorgio Agamben, Bartleby. La formula della creazione). Viene opportunamente offerta la giustificazione del volume odierno di Walser che intende riproporre «la scelta di testi walseriani, curata e magistralmente tradotta da Aloisio Rendi, che segnò la prima apparizione dello scrittore svizzero in Italia».
Walser è nato a Biel nel Canton Berna. Ha trascorso 1'esistenza fra mestieri errabondi e ricoveri in cliniche, 1'ultima delle quali è stata la Casa di Cura Cantonale di Herisau. Muore nel 1956 in una passeggiata sulla neve nelle prime ore del pomeriggio di Natale: come in un suo racconto. Walser rappresenta forse il volto più interno e le metafore più acute della Svizzera che è un non luogo, esonerato dalla storia. C'è in Walser la grandiosa risolutezza di accettare di abitare un "lembo", una fuggevole "appendice". È stato scritto che, in amare confessioni, Walser abbia rivelato di non aver conosciuto mai un amore totale: nella sua scrittura non c'è il racconto, non l'intenzionalità retorica del poetico, ma appunto il brivido, l'eros, la seduzione, la tenerezza, il disincanto delle figure della vita che appaiono e svaniscono nella melodia anonima e straziante di una fiaba.
Ecco perché nelle sue prose c'è tutto il repertorio che la poesia tende rigorosamente a evitare come un'insidia. C'è apparentemente l'ovvio, il convenzionale, la cartolina svizzera. C'è il teatrino, la fiaba, la piccola storia, lo spettacolo di vita e di luce di un mercato all'aperto, la cena elegante, i viaggi, i vagabondaggi, la luna, il sogno di un bacio, le mani di una donna bianche come la neve. La scrittura di Walser non si cura dell'insidia letteraria. Per questo il suo sguardo, con Claudio Magris, è il «più irrevocabile addio alla totalità».
Con la grazia, l'incanto, lo stupore, ma anche con nordica esattezza, Walser ha saputo dire la "vanità", la provvisorietà del viandante, e delle sue epifanie. Le parole non possiedono nulla; sono come la luce o il colore delle stagioni, di cui nessuno si può impadronire. Nel volume di Walter Benjamin, recentemente edito da Einaudi, Ombre corte, per la cura di Giorgio Agamben, c'è uno scritto dedicato a Walser. Con affondo decisivo, scrive Benjamin che i personaggi di Walser non hanno direzione, vengono dalla notte «con una qualche luce di gioia negli occhi»: in una scrittura che ha rinunciato a tutto, e dove perciò il linguaggio, nella tersità e nel suo "singhiozzo", è l’unica forma in cui si esiste.
In quests prose c'8 la significativa risposta, sia pure trasfigurata, di Walser a una Letters di un poets: «La Sua gentile letters mi ha fatto motto piacere. Ma Lei si sbaglia d'indirizzo... Io sono uomo solo per strada, net bosco e nei camps, nell'osteria e nella mia stanza».
Robert Walser, «Una ce­na elegante», traduzione di Aloisio Rends, con una nota di Ginevra Bompiani, Edi­zioni «Quodlibet di Tempi Provincials», Macerata (vico­lo Ulissi 4), 1993, pagg. 150, L. 20.000.
In queste prose c’è la significativa risposta, sia pure trasfigurata, di Walser a una Lettera di un poeta: «La Sua gentile lettera mi ha fatto molto piacere. Ma Lei si sbaglia d'indirizzo... Io sono uomo solo per strada, nel bosco e nei campi, nell'osteria e nella mia stanza».
Robert Walser, «Una cena elegante», traduzione di Aloisio Rendi, con una nota di Ginevra Bompiani, Edizioni «Quodlibet di Tempi Provinciali», Macerata (vicolo Ulissi 4), 1993, pagg. 150, L. 20.000.

il colors dells stagioni, di cui nesuno si pub impadro­nire. Nel volume di Walter Benjamin, recentemente edito da Einaudi, Ombre torte, per la cura di Giorgio Agamben, c'e uno scritto dedicato a Walser. Con affondo decisivo, strive Benjamin the i personaggi di Walser non hanno dire­zione, vengono dalla none «con una qualche lute di gioia negli occhi»: in una scrittura the ha rinunciato a tutto, e dove percib il linguaggio, nella tersita e net suo "singhiozzo", e Tunics forma in cui si esiste.
In quests prose c'8 la significativa risposta, sia pure trasfigurata, di Walser a una Letters di un poets: «La Sua gentile letters mi ha fatto motto piacere. Ma Lei si sbaglia d'indirizzo... Io sono uomo solo per strada, net bosco e nei camps, nell'osteria e nella mia stanza».
Robert Walser, «Una ce­na elegante», traduzione di Aloisio Rends, con una nota di Ginevra Bompiani, Edi­zioni «Quodlibet di Tempi Provincials», Macerata (vico­lo Ulissi 4), 1993, pagg. 150, L. 20.000.
il colors dells stagioni, di cui nesuno si pub impadro­nire. Nel volume di Walter Benjamin, recentemente edito da Einaudi, Ombre torte, per la cura di Giorgio Agamben, c'e uno scritto dedicato a Walser. Con affondo decisivo, strive Benjamin the i personaggi di Walser non hanno dire­zione, vengono dalla none «con una qualche lute di gioia negli occhi»: in una scrittura the ha rinunciato a tutto, e dove percib il linguaggio, nella tersita e net suo "singhiozzo", e Tunics forma in cui si esiste.
In quests prose c'8 la significativa risposta, sia pure trasfigurata, di Walser a una Letters di un poets: «La Sua gentile letters mi ha fatto motto piacere. Ma Lei si sbaglia d'indirizzo... Io sono uomo solo per strada, net bosco e nei camps, nell'osteria e nella mia stanza».
Robert Walser, «Una ce­na elegante», traduzione di Aloisio Rends, con una nota di Ginevra Bompiani, Edi­zioni «Quodlibet di Tempi Provincials», Macerata (vico­lo Ulissi 4), 1993, pagg. 150, L. 20.000.
il colors dells stagioni, di cui nesuno si pub impadro­nire. Nel volume di Walter Benjamin, recentemente edito da Einaudi, Ombre torte, per la cura di Giorgio Agamben, c'e uno scritto dedicato a Walser. Con affondo decisivo, strive Benjamin the i personaggi di Walser non hanno dire­zione, vengono dalla none «con una qualche lute di gioia negli occhi»: in una scrittura the ha rinunciato a tutto, e dove percib il linguaggio, nella tersita e net suo "singhiozzo", e Tunics forma in cui si esiste.
In quests prose c'8 la significativa risposta, sia pure trasfigurata, di Walser a una Letters di un poets: «La Sua gentile letters mi ha fatto motto piacere. Ma Lei si sbaglia d'indirizzo... Io sono uomo solo per strada, net bosco e nei camps, nell'osteria e nella mia stanza».
Robert Walser, «Una ce­na elegante», traduzione di Aloisio Rends, con una nota di Ginevra Bompiani, Edi­zioni «Quodlibet di Tempi Provincials», Macerata (vico­lo Ulissi 4), 1993, pagg. 150, L. 20.000.