Recensioni / Luigi Ghirri fotografo e scrittore

Grazie ai suoi scatti rivolti al mondo quotidiano, alla sfera del “banale”, agli scorci meno spettacolari della periferia italiana, Luigi Ghirri è considerato tra i maestri imprescindibili della fotografia nazionale. Eppure l’indagine artistica di questo prolifico autore non si è limitata solo ed esclusivamente alla sfera delle immagini.

LE PAROLE DI LUIGI GHIRRI
Ghirri comincia a scrivere di fotografia nel momento stesso in cui diventa fotografo. L’atto della “registrazione” visiva del mondo coincide fin da subito con una densa attività di annotazioni critiche sulla storia e sulla teoria del medium, con uno sguardo sempre rivolto al presente e alla promozione di molti suoi colleghi vicini, passati e contemporanei. “I testi di Ghirri riflettono le sue fotografie”, dice Francesco Zanot. “Sono frammenti, composti al proprio interno da altri frammenti. Sono pezzi di un puzzle che dà sempre l’impressione di essere troppo vasto per potersi completare, ma non c’è frustrazione, perché l’obiettivo non è giungere a una conclusione, bensì esplorare le regole del gioco”.

NIENTE DI ANTICO SOTTO IL SOLE
Il nuovo volume edito da Quodlibet si sofferma proprio sull’attività critica e saggistica dell’artista emiliano, raccogliendo un ampio nucleo di testi prodotti tra il 1973 e il 1991 e apparsi originariamente su libri, cataloghi, riviste e quotidiani dell’epoca.

Ristampato a distanza di molti anni dalla sua prima edizione, Niente di antico sotto il sole è un compendio fondamentale tanto per chi conosce e apprezza la poetica “ghirriana”, quanto per chi – da un punto di vista più ampio – ama lo strumento fotografico e ne vuole studiare gli sviluppi più recenti. Di carattere alternativamente storico e tecnico, personale e teorico, dedicati al proprio lavoro e a quello di altri protagonisti italiani e internazionali, gli scritti di Ghirri sono il frutto di una “precisa assunzione di responsabilità nei confronti della diffusione della cultura fotografica in Italia”, aggiunge Zanot nell’introduzione al volume. Si tratta, insomma, di brani dotati di piena autonomia, indispensabili per conoscere in maniera ravvicinata l’articolato intreccio tematico, concettuale e poetico dell’autore, ma anche l’evoluzione stessa della cultura visiva a cavallo del nuovo millennio.

Recensioni correlate