Recensioni / Il palcoscenico infinito di Ronconi sospeso tra "regia, parola e utopia"

Interessante è stata la tempestività con la quale è uscito peri tipi di Quodlibet questo lavoro collettivo dedicato a Luca Ronconi, curato da Roberta Carlotto e Oliviero Ponte di Pino nell'ambito degli incontri organizzati nel 2017 a Santa Cristina, il buen retiro umbro del regista e dove ha sede il suo archivio e il Centro a suo nome. Ciò accade proprio nell'anno in cui si va a celebrare la figura di Giorgio Strehler. Una possibile contrapposizione tra due dei più importanti uomini di teatro italiani ed europei del '900 sembra squagliarsi di fronte a questo notevolissimo lavoro. D'altronde la successione delle direzioni al Piccolo Teatro sono state e sono tutt'ora specchio di un'alternanza di scuole e intenzioni. Dunque: la mole di interventi, conversazioni, testimonianze consente più attraversamenti dell'intera carriera di Ronconi. Non a caso il titolo "Regia Parola Utopia. Il teatro infinito di Luca Ronconi" apre più ingressi alla sua opera che vista nella sua totalità procura al lettore come ha fatto già provare al suo spettatore più di una vertigine. Sorvolando sulle specifiche relazioni di compagni di strada, critici, studiosi, dei suoi attori che, ognuno a modo proprio, traccia le linee principali (e marginali) delle maggiori messe in scene ronconiane, la chiusura poetica affidata a Giuliano Scabia pare un possibile testamento dell'autore-regista. A dimostrazione che il teatro è un colloquio permanente con il passato e con il futuro.