Recensioni / L'etologia fantastica nel racconto di Boffa batte lo studio sugli animali del fisico François

Anche i pesci parlano! Serve un po' di immaginazione per sentire le loro favolose storie, ma è soprattutto attraverso le scoperte della scienza che abbiamo imparato ad ascoltarli. Scopriamo così che nel rumore del mare non c'è solo il canto armonioso delle balene ma ci sono anche le melodie stridenti del pesce persico che digrignai denti. La poetica immagine delle aragoste che usano le antenne come le corde di un violino non corrisponde allo sgradevole cigolio dello spartito che ne viene fuori, per spaventare i predatori. Con lo stesso fine, i peti delle aringhe sono strutturati come un linguaggio intimidatorio. Mentre la gioia biologica dell'accoppiamento di massa delle ombrine risuona nel Golfo del Messico con un fragore che arriva fino ai 200 decibel. Invece, nessuno ha mai visto un esemplare di Mesoplonte, la balena timida che si nasconde nelle profondità dell'Atlantico mangiando calamari; che esista lo supponiamo con certezza dalle sue tracce sonore: è la sua voce che ne rivela l'esistenza.

LA PROSPETTIVA
Con L'eloquenza delle sardine, il fisico francese Bill François ribalta la prospettiva umanocentrica delle favole più antiche - dai greci a Buddha- sottraendo il sublime fantastico alla invenzione letteraria per riscoprirlo nell'etologia lo studio scientifico del comportamento animale che incide persino nel corso della storia dell'uomo. Per esempio: è seguendo le rotte del merluzzo che i Vichinghi scoprirono l'America prima di Cristoforo Colombo; e fu a causa del gran numero di remore, quei pesci che si attaccano alle carene delle navi, se la navigazione della flotta di Antonio venne rallentata consentendo al più veloce Ottaviano di vincere la battaglia di Azio, senza remore. Con Sei una bestia, Viskovitz, un piccolo gioiello ritrovato, il biologo Alessandro Boffa riesce nell'impresa sublime di trasformare lavita animalesca in un manuale di etologia sessuale, con la segreta convinzione che anche la scienza debba piegarsi alle leggi dell'invenzione riscoprendo la sua natura narrativa di favola. E questo il compito affidato a Viskovitz che prima lo racconta come ghiro, poi come leone o ancora come pappagallo, oppure pinguino o alce, scorpione, scarafaggio e persino verme o addirittura microbo. La narrazione si dipana nel rispetto delle prerogative della scienza, nei racconti di Viskovists che invece si prende tutte le libertà che alimentano l'invenzione fantastica di una favola.
«Il sesso? Non sapevo di averne neanche uno. Figuratevi quando mi dissero che ne avevo due» dice Visko-lumaca quando scopre di essere «ermafrodita insufficiente». Capiamo quindi la delusione di Visko-camaleonte quando scopre che le sue tante fidanzate in realtà erano una sola, sempre la stessa che gli appariva camaleontescamente sempre diversa. Ci appare candido il piccolo mantidino figlio che chiede candido alla madre -mentre lo divora con gustoquale sia il sapore del padre: «Croccante, un po' salato... », risponde lei con mutria religiosa. Perché come dice la morale di Viskovitz-squalo, mentre fa sesso fra il sangue e le carni delle sue prede, così da evitare di divorare l'amante come vorrebbe il suo istinto: «C'è del bene nel fare il male».

IL RECUPERO
Contro François, andando al di là del lupo e dell'agnello, del corvo e la volpe, riesce a Boffa - travestito da Viskovitz - il pieno recupero del paradigma animalista di Esopo e Fedro che seppero, senza sapere niente di etologia, restituire quell'anima delle cose del mondo che nel tempo i sapiens hanno sottratto alle bestie.