Recensioni / Nell’infinito di Ronconi

Ci sono un paio di parole nel titolo di questo libro che danno la misura dell'oggetto. Le parole sono "utopia" e "infinito", i termini forse più adeguati per descrivere il teatro di Luca Ronconi. Il volume, dedicato a Maria Grazia Gregori, che il lavoro del regista segui appassionatamente, è stato pubblicato su impulso del Centro Teatrale Santacristina e prende spunto da un convegno dell'estate 2017, diventando poi altro, vale a dire un prezioso strumento che fa suonare una polifonia di voci sull'arte, complessa e visionaria, di Ronconi. I nomi di chi ha contribuito a tracciare il profilo dell'artista, in un attraversamento approfondito della sua produzione ma anche della sua figura, da soli fanno girare la testa. Solo per citarne alcuni, vanno da Claudio Longhi a Peter Stein, da Antonio Latella a Federico Tiezzi, e poi Nadia Fusivi, Lucia Calamaro, Stefano Massini, Giovanni Agosti, Sergio Escobar, Fausto Malcovati, l'indimenticabile Giuliano Scabia, fino ai "compagni di viaggio", cioè i suoi attori, nello specifico Paola Bacci, Massimo De Francovich, Lucrezia Guidone, Manuela Mandracchia, Franca Nuti, Massimo Popolizia. L'orchestrazione del tutto è firmata da Roberta Carlotto e Oliviero Ponte di Pino. L'affondo nelle pagine ciascuno può farlo come vuole, poiché i singoli interventi sono come monadi, ma tenendo sempre presente che, comunque, le suggestioni e i rimandi tessono la tela di un dialogo piuttosto che di un discorso chiuso. Ognuno, poi, troverà i testi che riguardano quegli spettacoli che da spettatore più di altri hanno segnato la relazione con il teatro di Ronconi, scoprendo conferme a quanto visto dal vivo in teatro, ma anche nuove chiavi di lettura. C'è proprio tutto in questo libro che spazia dagli inizi, procede attraverso la collaborazione con i grandi Stabili, tocca costantemente il mondo dell'opera e quello, fondamentale, della formazione. Ma lo fa a modo suo, attraverso tasselli sparsi, che permettono a ciascuno di ricostruire il suo Ronconi.