Recensioni / “Niente di antico sotto il sole”: Ghirri, Hopper e l'arte inftrie

Nel tentativo di guardare la Nascita di Venere, agli Uffizi, non si riusciva a vederne il mare, solo teste di una folla che preme e si accalca sulle rive del quadro più per fotografare che per guardare, ed è evidente, lo scrive anche Gaston Bachelard in Psicanalisi delle acque che "il bagno è diventato sinonimo di folla". Bella metafora della nostra realtà, annaspare verso l'immaginario di Botticelli coi piedi sul pavimento di un Museo, oggi che dee al bagno, ninfe e nereidi sono state sloggiate dagli umani dell'Antropocene.
Forse anche per questo, per una comprensibile attenzione verso le masse, dall'Ottocento ai nostri giorni ci pensano gli artisti a rappresentare moltitudini di corpi umani nudi e seminudi su scenari di spiagge, mari, ombrelloni e sedie a sdraio, occupandosi del palcoscenico tutto contemporaneo relativo alla "vacanza" in spiaggia, ritualità collettiva con addizione di abbronzatura e nuotata (ancora Bachelard: "Il bagno è diventato solo uno sport"). Un tema ricco di possibilità narrative e coinvolgente per diversi motivi, testimone del resto il cinema italiano che fino al Sorpasso di Dino Risi del 1962 e Casotto di Sergio Citti del 1977 e oltre produce immagini indimenticabili.
Poi, la fotografia, e arriva Massimo Vitali, che visiona distese di persone su immensi spazi marini, creature che puntinano la sabbia come la matita il supporto di carta, ed ecco che affiorano paesaggi umani, territori dove la massa, distante e senza faccia, non ha alcun potere, se non quello di costruire semplicemente alterità geografiche. Altra epifania in Luigi Ghirri, fotografo, teorico, curatore, di cui Quodlibet ha appena ripubblicato Niente di antico sotto il sole, uscito per la prima volta nel 1997 con il sottotitolo "scritti e immagini per un'autobiografia", visto lo stretto intreccio di scrittura e fotografia.
Ghirri nasce a Scandiano, muore a 49 anni, nel 1992, e il suo quotidiano "sapersi o rientare nel mondo" permea di sé le successive generazioni di artisti. Ghirri fotografa una vacanza terminata, il suo spazio e tempo, tracce di assenza e di solitudini.
A Marina di Ravenna nel 1966 una grande cornice bianca in legno per il rimessaggio delle canoe è come uno schermo che inquadra una porzione di paesaggio. E la soglia, è l'inquadratura naturale, su cui Luigi scrive testi memorabili, è la cornice dentro lo spazio della cornice fotografica: molteplici dimensioni convivono nella visione di un oggetto banale che è rivelatore, un "doppio sguardo". Come nelle foto del 1972, ancora a Marina di Ravenna, condensazioni simboliche: un ombrellone rosso, agitato dal vento nel paesaggio statico e immobile, un lembo di spazio animato che si staglia su sparuti esseri umani.
La vita delle cose, strumenti di percorsi immateriali. Una piccola vecchia giostra, una postazione per gli esercizi agli anelli, tubi esili e struttura che rimemorano i fili sottili poveri gentili della scultura di Fausto Melotti. Come pure, alcuni suoi interni appartengono alla stessa "famiglia spirituale" delle stanze inondate di luce di Edward Hopper. Scrive Ghirri che attraverso laluce a volte finisce per rivelarsi sulla superficie del mondo anche qualcosa d'invisibile; dice Hopper: "Tutto quello che volevo fare era dipingere la luce del sole sul lato di una casa".
E a proposito di relazioni con l'artista americano e con il suo realismo metafisico, fate una visita al Mart di Rovereto e vi troverete i dipinti di uno dei più significativi artisti del Novecento, innamorato anche di Hopper, oltre che di Bonnard e Balthus e di spiagge e bagnanti e di corpi nell'acqua, dall'isola comacina a Ischia, a Panarea, alla Normandia, agli oceani americani.
Si tratta dello "scandalosamente e recidivamente pittore" Leonardo Cremonini (Leonardo Cremonini-Karl Plattner, a cura di Daniela Ferrari, fino al 26 settembre), morto a Parigi nel 2010 dopo una vita passata a dipingere. Scrive Alberto Moravia in Le vacanze di Cremonini, "stabilimenti balneari, caffè all'aperto, alberghi, nei quali la borghesia si abbandona alle dolcezze velenose delle vacanze estive".

Recensioni correlate