Recensioni / I libri da leggere ad agosto da aggiungere alla reading list dell’estate

In copertina lo skyline della città è stampato capovolto, con il cielo e il mare che prendono il posto l'uno dell'altro confondendosi. Appare così la Bari ritratta da Luciana Galli, in un racconto per immagini oltre gli stereotipi legati al sud e alle classiche foto turistiche: 150 scatti nei quali la fotografa rilegge in modo non convenzionale lo spazio urbano della sua città, da cinquant'anni focus della personale ricerca artistica. La selezione per Bari non è una città italiana nasce da una suggestione di Julio Cortàzar tratta dal suo libro Componibile 62 (1968). “Da una cartolina poggiata sottosopra sulla scrivania, lo scrittore argentino scopre per la prima volta una città, Bari, e non la riconosce. E allora la inventa, "guardandola sottosopra con gli occhi socchiusi" arrivando alla conclusione che "Bari non è un città italiana”, scrive Roberto Lacarbonara. “Perché questa città fugge da sé stessa, mutandosi di continuo, fingendosi altro rispetto agli stereotipi del sud e a quelli della provincia”, continua il curatore. Lo sguardo 'sottosopra' di Galli si ferma sulle incoerenze della città-collage, è attento alle geometrie compositive e al colore rintracciato nei luoghi fotografati. Il suo obiettivo mostra le commistioni architettoniche, le trasformazioni dell'uomo, come è cambiato il linguaggio metropolitano, la relazione con il paesaggio mediterraneo, il mare e il cielo. La Bari di Luciana Galli è “anche un costante interrogarsi su che cos'è oggi un città”, scrive nell'introduzione Giorgio Vasta. Nelle sue immagini, “Ciò che c'è, ogni fenomeno, è dis-identico: è quello che è, ed è altro” prosegue Vasta. La fotografa percorre la città, dal centro alla periferia, osservandone lo spazio e ogni suo sguardo inventa la città, coglie le differenze, i processi di trasformazione pianificati e quelli naturali della materia, le ambiguità, la molteplicità di Bari e la sua teatralità, a volte anche con un tratto ironico o di leggero cinismo. “Luciana Galli esplora le défaillance di un città intenta a rifarsi il look giorno dopo giorno, per non vedersi vecchia e malandata, finendo per mettere in campo un Frankenstein reloaded del gusto e del disgusto”, commenta Lacarbonara.