Recensioni / Polemiche dalla Francia. All'attacco con l'anti-libro nero

A prima vista sembrerebbe una battaglia ingaggiata a suon di capitoli. E quella che riguarda la psicanalisi in Francia, della quale l'eco passa le Alpi senza onore né gloria. Non perché il dibattito non meriti attenzione. Al contrario. Ma l'impressione è che si siano persi di vista alcuni punti fondamentali, come dimostra anche L'anti-libro nero della psicanalisi, del quale però, va detto, l'edizione italiana presenta un valore maggiore dell'originale. Vedremo perché. Val la pena prima accennare, seppur brevemente, le tappe fondamentali della querelle. Tutto ha inizio nell'autunno del 2003, quando il buon dottor Accoyer, che siede nel parlamento francese, dà fuoco alla miccia ponendo un emendamento per regolamentare la pratica della psicoterapia. A questo si aggiunge una ricerca dell'Istituto nazionale della salute e della ricerca medica, che passa in rassegna le pratiche psicoterapeutiche decretando l'efficacia delle terapie cognitivo-comportamentali a scapito della psicanalisi. Seguono altri due emendamenti legislativi sulla formazione e l'atti­ità psicoterapeutica. È poi il momento del Libro nero della psicanalisi (da noi presso Fazi), il quale sferra un attacco tanto violento quanto categorico con il quale viene messa in discussione la psicanalisi tutta e i suoi rappresentanti da Freud a oggi, con tanto di accuse denigratorie: dall'aver tessuto una tela di menzogne e di propaganda all'aver esercitato plagi e menzogne attraverso il complotto.
Si arriva così a L'anti-libro nero, pubblicato in Francia nell'aprile dello scorso anno. Un'opera collettiva che non manca certo di onestà. Basti leggere la prefazione: «Giocheremo a carte scoperte. Gli psicoanalisti, che qui si divertono molto contro le Tcc (terapie cognitivo-comportamentali), non sono affatto degli "esperti". Essi confessano la loro sorpresa di fronte alla nullità di queste teorie e alla nocività delle pratiche. Per questo, anziché piangerne, si divertono». E ancora, con maggior chiarezza: «L'anti-libro non difende, attacca. Non difende Freud e la psicoanalisi contro un'accozzaglia di rimostranze tanto rumorose quanto inoperanti. Attacca molto precisamente quello che l'operazione Libro nero raccomanda: le Tcc».
Insomma una serie di saggi, presentati come "stoccate" e "interpunzioni", che giocano al massacro contro la pratica opposta. Il risultato è piacevole, a volte divertente. Tanto meglio per la lettura, tanto peggio per la discussione. Perché in realtà si discute poco del Libro nero. Non si tratta di una "replica", come dovrebbe essere sin dall'eloquente titolo; la quasi totalità dei contributi sono relazioni presentate al "Forum Anti Tcc", promosso dalla scuola freudiana ben cinque mesi prima della pubblicazione del Libro nero, che è infatti citato in soli due saggi e nella prefazione. alcune argomentazioni sembrano onestamente limitate: non basta dire che bisogna leggere e far leggere Lacan per dimostrare che è un maestro insuperato circa l'insegnamento clinico. Indubbiamente il Libro nero non è condivisile per molti versi. Si può e si deve porre la legittimità degli attacchi che contiene, così come il linguaggio accusatorio della terminologia da caccia alle streghe. Però alcune questioni cruciali circa la crisi della psicanalisi - reale, e non presunta - emergono dal Libro nero e vanno trattate. Altrimenti l’impressione è quella di un'operazione editoriale furba sulla scia del clamore e della bagarre.

«L'anti-libro nero della psicanalisi», a cura di J.A. Miller, introduzione Ciaccia, Quodlibet, Macerata, pagg. 386, € 22,00.