Recensioni / Autobiografia del '900 in forma critica

Saggi Alfonso Berardinelli si confessa

Alfonso Berardinelli è un personaggio tra le sue pagine: racconta dell'abbandono della cattedra di Letteratura Contemporanea, smonta il maestro Franco Fortini cui dedicò il primo libro nel 1974, cita come decisivi i propri titoli e autori con cui ha collaborato da vicino. Un aspetto criticabile come l'uso tutto al negativo del concetto di postmoderno, ma compresa la natura funzionale di quest'ultimo e superata la parzialità enunciata anche nella premessa - «Sono e mi considero un autore d'occasione» - ecco che il volume Casi critici - Dal postmoderno alla mutazione, raccolta di saggi dal 1985 al 2006, si apre in un racconto avvincente del secondo Novecento letterario italiano. Sia per la prosa che brilla per sintesi epigrammatica nei giudizi, sia per l'allargamento dell’indagine che partendo dalle iniziali definizioni delinea la fine del postmoderno e l'ingresso in un'«età della mutazione» in cui «la letteratura vorrebbe essere comunicazione di cose già comunicate» e dunque, fondamentalmente, riciclo. Un'epoca anticipata dagli «stili dell'estremismo» di autori come Umberto Eco, Roberto Calasso, Elémire Zolla affetti da «un'enfasi del pensiero» enciclopedica buona per appagare il pubblico, ma inutile per toccare la realtà. Una pars destruens, espressa in «Un pamphlet», affiancata spesso da indagini esemplari come in «Elsa Morante e il sogno della cattedrale», costruito partendo dai sogni dell'autrice, nel ritratto di «Calvino moralista» o in «La poesia italiana alla fine del Novecento».

Alfonso Berardinelli Casi Critici Editore Ouodlibet pp. 424, euro 28