Recensioni / Libri d’arte appena usciti. Da Frida Kahlo alle interviste ai designer-star

“La Bari che cade – e accade – negli occhi di Luciana Galli è strategicamente corpuscolare [non “crepuscolare”, attenzione, N.d.R.], è un catalogo di particelle, un succedersi di frammenti che individuano e insieme disorientano. È Bari, certo, osservata in quelli che sono i suoi emblemi e nei suoi margini – e finalmente riconosciuta fuori dalla logica tradizionale del decoro o del degrado –, ma è anche un costante interrogarsi su che cos’è oggi una città”. Questo brano, tratto dal testo di Giorgio Vasta, indica la portata induttivamente universale della ricerca fotografica di Luciana Galli, che parte da Bari per guardare molto più lontano. D’altro canto, ogni metodo rigoroso ha ormai insegnato esattamente questo: prescindere dalla propria posizione del mondo è la maniera migliore per non comprendere, né il mondo né se stessi. O meglio, come sottolinea Roberto Lacarbonara, che firma il secondo testo introduttivo e la curatela generale del volume: “Tra conoscere e scoprire non c’è solo una qualità differente di partecipazione alle cose, c’è proprio una contraddizione, un incastro impossibile di azione e memoria, un’eccedenza: ogni scoperta rompe gli argini del quotidiano, irrompe nell’adesso, esonda dal vaso dell’esperienza e allaga il pavimento dove stanno i piedi che ci reggono”.
È così che va guardata, studiata, scoperta la ricerca ultraquarantennale di Luciana Galli: guardando, studiando, scoprendo Bari e al contempo immaginando di guardare, studiare, scoprire la città che pensiamo di abitare – specie se non è Bari.