Recensioni / Storie di piante architetture e città

Il viaggio di Mario Cucinella in un passato in parte ancora presente va da Meknès all'Arabia Saudita e poi, ripercorrendo la rotta cli Marco Polo, attraversa la Persia, l'India e il Pakistan fino alle città-comunità del Fujian, primo esempio di co-housing con i loro edifici tulou. Già le Allegorie del buono e cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti a Siena spiegavano che non si può avere un buon governo della città senza la cura della campagna, ma — scrive Cucinella nell'introduzione — da tempo l'architettura ha abbandonato questa strada di empatia con il pianeta scegliendo di affidarsi alla tecnologia. Eppure senza energia Palladio aveva già inventato l'aria condizionata, che dopo avere attraversato un sistema di grotte usciva dai rosoni di marmo traforati del pavimento raffrescando gli ambienti della villa di Costozza. Mentre il lavoro di un paesaggista — Harold Peto — ha modificato il microclima dell'isola di Garnish creando le condizioni per accogliere una vegetazione originaria di latitudini tropicali, favorendo le piogge e le riserve idriche per gli edifici che quelle stesse piante riparano dal vento. Lungo il viaggio impariamo le tecniche che, senza uso di energia e sfruttando i principi fisici dello scambio termico, permettevano di produrre l'acqua e financo il ghiaccio in zone desertiche come il Maghreb e la Persia. Di ogni esempio di questo straordinario viaggio tra insediamenti umani dove esiste ancora il rapporto tra costruzione, risorse locali e paesaggio, Cucinella trova l'equivalente — o almeno una possibilità per progettare in maniera più consapevole — nell'architettura contemporanea. Così il Resò di Montreal è l'evoluzione delle città ipogee di Derinkuyu in Cappadocia, che a loro volta si erano sviluppate secondo gli stessi principi delle radici di un albero o degli ambienti di un termitaio; le strade di Gedda sono orientate in modo da incanalare le brezze dominanti e gli alti palazzi di Al-Balad si ombreggiano tra loro. O il denso tessuto urbano di Meknès, fatto di case in terra cruda dello stesso colore del deserto, che precede e ispira il progetto di Tecla, la casa stampata in 3D con la terra del sito di costruzione che Mario Cucinella ha presentato alla Cop26 di Glasgow.