Recensioni / Immaginare la Luna tra precisione e poesia

«Che fai tu, luna, in ciel? / dimmi, che fai, / silenziosa luna?»... Alzate lo sguardo e la Luna, nostra siderale gemella, dominala notte: sì, la vediamo, eppure incerti su cosa vediamo. Certo, ci aiutano cannocchiali, telescopi, foto, mappe e, ora che ci siamo andati (l'avventura più incredibile dell'Uomo), ci sono i dettagliati resoconti visivi delle missioni, alla faccia dei ridicoli miscredenti. Avventuroso, e poetico, scientificamente preciso, e appassionante, il libro di Emanuele Garbin Selenographica. L'immagine e il disegno della Luna nascosta (Quodlibet, pagg. 400, € 28) lascia ammirati: mi fa venire voglia di esaltare le piccole produzioni editoriali, ben curate, gli studi seri e non noiosi, e, soprattutto, il saper guardare con occhi diversi. Garbin ripercorre l'umana (e quasi segreta) dedizione alla Selenografia, scienza grafica (questo è, non già astronomia) che si occupa della descrizione e rappresentazione della superficie lunare. E, da Verne alle ultime carte lunari cinesi, fornisce un senso di stupore e sapienza, e lampi di poesia. Come quando Victor Hugo vede la Luna, e la innalza a grande metafora artistica, come quando gli astronauti americani, giunti finalmente sul nostro satellite, ne osservano, tramortiti, il nulla, il vuoto, il grigio: e la bellezza. Dark Side of the Moon», e incerto confine di ciò che di essa possiamo vedere (già Munari per Danese, nel 1959, qui sotto, colse il potenziale poetico di tale grafica): il terminatore, la linea che separa luce e ombra sul volto della Luna, «è la metafora del confine che separa il noto dall'ignoto, il visibile dall'invisibile, il dicibile dall'indicibile», ma, di più, lo stesso «disegno della Luna è metafora del disegno, dell'atto paziente, dell'immaginazione, dell'immagine "fatta", che non si riduce alla comprensione». E voi (e noi): quand'è l'ultima volta che avete guardato la Luna? Che avete "pensato" alla Luna. Che, lassù silenziosa, l'avete interrogata?