Recensioni / Louis Armstrong: l'irresistibile bisogno di scrivere

Probabilmente, fatta eccezione per gli “addetti ai lavori”, sono in pochi a sapere che Louis Armstrong (1901-1971) amava scrivere. E i suoi scritti stupiscono anche i suoi fan più accesi.

Il “bisogno” di scrivere si manifesta nel trombettista jazz più noto e amato del mondo fin dalla gioventù e non lo abbandonerà mai. Quando viaggia, assieme all’inseparabile strumento Satchmo porta sempre con sé una macchina per scrivere o, almeno, una penna.

Gli scritti di Armstrong sfatano, innanzitutto, il pregiudizio del “negro” ignorante, quello dello schiavo analfabeta, sempre sorridente e pronto a compiacere i bianchi. E sorprendono per varietà, stile e creatività, che si esprimono anche attraverso un uso singolarissimo dei segni grafici e un ritmo guidato esclusivamente da principi musicali e comunicativi.

Nel 1988, dopo l’apertura della casa-museo nel Queens, a New York, il critico Gary Giddins può leggere i memoriali di Louis Armstrong, una selezione dei quali sarà data alle stampe dieci anni dopo, a cura di Thomas Brothers. Dell’antologia, finalmente proposta in traduzione italiana, ci parla, in questa intervista, lo storico del jazz Stefano Zenni.

Guarda l’intervista.

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