Recensioni / Louis Armstrong scrittore a sorpresa

Lo sapevate? Uno dei più influenti musicisti dei Ventesimo secolo, Louis Armstrong, è stato anche uno scrittore con i fiocchi. Nato a New Orleans, Louisiana nel 1901, Armstrong muore a Corona, New York, nel 1971; la sua voce e il suono della sua cornetta sono inconfondibili e rimane scolpito nella storia della musica il suo contributo all'invenzione del jazz e alla trasformazione di tale genere musicale in arte dell'improvvisazione solistica: regalò alla tromba quel ruolo di strumento capace di grandi impennate e possibilità espressive che ancora oggi, non solo in ambito jazz, viene ad essa riconosciuto.

Questioni razziali
La sorpresa da parte dell'odierno lettore degli scritti di Armstrong potrebbe apparire del tutto giustificata, dal momento che, come emerge anche dalla lettura del libro, i musicisti di colore furono a lungo vittime di vari pregiudizi: Armstrong, cresciuto senza neppure portare a compimento le scuole elementari, sarebbe comunque stato, secondo il bianco razzista, un uomo ignorante (si tenga presente come negli Stati Uniti il sistema scolastico fu per molto tempo segregato e come le scuole per le persone di colore fossero poche e qualitativamente scarse) e un jazzista, ciò che nel cliché dominante significava appartenere a una categoria artistico musicale poco intellettualizzata (le cause di tale fenomeno, naturalmente, sono sempre da ricercare tra le pieghe del pregiudizio principale,quello della razza).

La critica Armstrong scrittore, dunque, scrittore talmente compulsivo da portare sempre con sé in viaggio la valigetta contenente la macchina da scrivere e comunque sempre almeno una penna. La rivelazione delle qualità letterarie di Armstrong, nel 1988, arriva dal critico americano Gary Giddins, mentre l'antologia di scritti oggi pubblicata nel nostro paese dall'editore Quodlibet (curatore Stefano Zenni, traduzione di Giuseppe Lucchesini) viene curata da Thomas Brothers e pubblicata oltreoceano per la prima volta nel 1999 (titolo originale: "Louis Armstrong in hi own words. Selected writings"). Non solo originale, brillante, espressiva, umoristica e irresistibile, la prosa del musicista americano: l'Armstrong scrittore appare a tratti addirittura travolgente. Egli scrive innanzitutto per una passione inestinguibile sentita nel profondo; per altri versi redige lettere e articoli per tenere vivi i contatti con amici e ammiratori lontani oppure per fornire a scrittori e a giornalisti notizie o materiale utile a fini pubblicitario biografici.

Come un jazz
La scrittura di Armstrong avrebbe gli stessi caratteri della sua musica. Scrive Thomas Brothers che "Il tentativo di Armstrong dì trasmettere una resa personale, orale, del suo testo, somiglia in qualche modo al tentativo accademico di adurre in notazione le sfumature improvvisate di un assolo jazz. Nessuno dei due compiti è facile. Armstrong è avvantaggiato poiché mentre compone il testo se ne raffigura la resa. Ancora una volta il parallelo tra la prassi verbale e quella musicale si dimostrasolido."Louis ciintrattienesui piùdisparati argomenti l'infanzia a New Orleans e i suoi primi approcci con la musica, lequestionirazziall e ilcomportamento (condizionato dalla razza) di bianchi, neri, creoli ed ebrei (nella prima sezione del volume il racconto a tratti dickensiano in cui racconta le esperienze vissute conia famiglia ebraica dei Karnofsky), gli episodi della sua vita on the road. la storia del jazz, i ricordi degli ultimi anni vissuti a Corona, New York, e via dicendo. Non senza emozione leggiamo ]eseguenti righe conclusive di un articolo del r9ß9 che potremmo considerare come un Lestamentospirituale: "Inostrigrandicompositori-musicisti-sono per lo più persone anziane, in là con gli anni - [mal vivranno per sempre. Non esiste una roba come "essere pronti ad andarsene", finche si fa qualcosa diiuteressantee di buono. Si è sempre in ballo finché si respira, Yeah".

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